USA, diritti umani e sicurezza Obama-style

E’ ormai tempo di bilanci per l’Imperatore Obama. Il fatto che si faccia da parte al termine di questo suo secondo mandato non significa affatto né che egli sia (o sia stato) animato da sinceri intenti democratici né che il Paese che ha finora guidato sia una vera democrazia. Mi limiterò per il momento ad alcune considerazioni – suffragate da numeri e fatti e incentrate su diritti umani e sicurezza – sul fronte interno USA, riservandomi di aggiungerne a breve delle altre relative anche al fronte esterno.

Il discorso potrebbe prendere le mosse da una difficile condizione che riguarda circa 40 milioni di cittadini statunitensi, ma non il presidente USA, condizione che egli – per sua fortuna – vive in maniera totalmente diversa. Mi riferisco alla minoranza nera di quel Paese, i cui appartenenti tante speranze avevano riposto nell’elezione (avvenuta persino due volte consecutivamente) di un presidente nero. Inutile nasconderselo: quelle speranze sono state tradite. Oggi, negli USA, le probabilità per un nero di venire ucciso per mano della polizia sono molto più elevate che per un bianco. In particolare, nel 2015 i giovani neri di età compresa tra i 15 e i 34 anni hanno corso un rischio nove volte maggiore rispetto ai loro restanti coetanei di incappare in una morte violenta causata da una divisa. Alla fine dell’anno il tributo pagato da questo 2% della popolazione è stato pari al 15% sul totale dei morti ammazzati dalla polizia. Obama lascia pertanto al suo successore degli apparati di sicurezza e repressivi pervasi dal pregiudizio e dal razzismo e sembra non essersi affatto accorto che su Twitter è nato, a seguito di questa inaccettabile statistica, l’hashtag #BlackLivesMatter – giusto per non rievocare #PoliceBrutality!

In un suo articolo apparso il mese scorso sul Fatto Quotidiano, Stefano Feltri ha fatto riferimento alla città di Chicago e al carattere istituzionale del suo razzismo, che i giovani neri devono quotidianamente fronteggiare. Dalla scuola alla polizia, passando per il carcere, tutta la realtà è a loro avversa. Quella città è però tristemente nota anche per la presenza dell’Homan Square, un luogo di detenzione illegale, un black site gestito dal locale Dipartimento di Polizia, all’interno del quale cittadini statunitensi illegalmente trattenuti sono stati vittime di pestaggi, torture, uccisioni. Una versione domestica delle famigerate carceri segrete della CIA, diffuse in tutto il mondo e che sono state purtroppo ospitate anche da Paesi europei come Polonia e Romania. Facendo propria una logica certo cinica ma anche realistica, la domanda da porsi a questo punto è: se il centro di detenzione di Guantanamo, nonostante le promesse di Obama e le pressioni di parte dell’opinione pubblica internazionale, è ancora funzionante, perché mai l’attuale amministrazione USA si sarebbe dovuta prendere la briga di chiudere l’Homan Square, visto che su di esso sono puntati dei riflettori dalla luce molto più fioca?

Homan_Square

Se un cittadino statunitense è povero, ha la pelle scura o è politicamente attivo al di fuori dello schema bipolare, corre seri rischi di incappare in una detenzione illegale attuata da uno Stato che non solo non formula precisi capi d’accusa a suo carico, ma che non gli consente neanche di parlare con un avvocato. E’ questa forse la strada per far sì che si concretizzi il tanto sbandierato e inalienabile diritto alla felicità sancito dalla Costituzione USA? E di che risma di consiglieri si è circondato Obama, se Rahm Emanuel, attuale sindaco di Chicago, ma suo ex consigliere e Capo di gabinetto alla Casa Bianca per quasi due anni, ha avuto il coraggio di dichiarare che la polizia della sua città segue tutte le regole? Secondo The Guardian, nell’Homan Square dal 2004 al 2015 sono stati detenuti illegalmente oltre 3500 cittadini statunitensi, l’82% di questi aveva il colore della pelle di Obama e alcuni dei malcapitati avevano semplicemente guidato non facendo uso della cintura di sicurezza. Maneggiamo numeri e fatti da tragicommedia, ma abbiamo allo stesso tempo a che fare col Paese-faro dell’Occidente “evoluto”.

All’ombra del faro amministrato da Obama, però, non è riscontrabile solo una incontrollata ferocia poliziesca, ma anche, paradossalmente, un elevato tasso di violenza, che ben si estrinseca se si guarda al tasso di omicidi con arma da fuoco, 20 volte superiore a quello medio dell’area Ocse con l’esclusione del Messico. Il dato emerge da uno studio realizzato per Archivio Disarmo, studio che ci parla di un Paese che, al suo interno, vive una situazione non così dissimile dalla guerra, se è vero che vi sono 89 armi da fuoco ogni 100 abitanti e, per mezzo di esse, ogni giorno vengono uccise mediamente 36 persone. Se a ciò si aggiunge che il 50% di quest’ultimo dato è composto da appartenenti alla minoranza nera, si capisce come il fallimento di Obama al riguardo è perfino doppio. Data la situazione, si imponevano infatti drastici provvedimenti di riconversione industriale (in campo civile, gli Stati Uniti sono i più grandi esportatori e importatori di armi da fuoco). Un presidente di una sedicente democrazia la cui azione politica non riesce a tutelarne le minoranze è un presidente azzoppato. Se poi all’occasione incensa un personaggio del calibro di Martin Luther King e ne possiede persino un busto nello Studio Ovale della Casa Bianca, allora è anche un po’ ipocrita. L’unico miracolo di Obama è stato probabilmente quello di far lacrimare quel busto.

2 pensieri su “USA, diritti umani e sicurezza Obama-style

  1. Pingback: Vite illegali sulla rotta Centro America-USA | TE LO DO IO L'IMPERO

  2. Pingback: Donald Trump: dal proletariato, per il proletariato | TE LO DO IO L'IMPERO

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...