Tutti pazzi per la Germania?

Paesi europei come la Germania hanno coscientemente scelto ed alimentato il sistema criminogeno di cui ho già scritto nel post precedente, legalizzandolo e finanziandolo cospicuamente. L’anno scorso, ad esempio, i giornalisti investigativi di Correctiv.org hanno meritoriamente messo in risalto il business grazie al quale prosperano le cliniche psichiatriche tedesche, che ottengono un sovvenzionamento medio pari a 250 euro al giorno per paziente. Ecco spiegato il continuo pressing su chiunque capiti loro a tiro affinché si ricoveri presso le loro strutture; ecco perché in Germania gli psichiatri abbondano e molti medici che non lo sono decidono di diventarlo. Se è un medico di famiglia a diventarlo, potendo egli stabilmente seguire un certo numero di pazienti, organizzerà sapientemente il “battage pubblicitario”, in modo da far passare e sedimentare negli assistiti l’idea che non c’è niente di male nel ricorrere a cure e strutture psichiatriche. Quando il martellamento delle coscienze è continuo ed è ammantato di (pseudo-)autorevolezza poiché perpetrato dai camici bianchi (figlia di questa subcultura è la celebre espressione “E chi te l’ha ordinato?! il medico?”), quel messaggio – come ci insegna la statistica – si trasforma in moda, diventa cioè l’elemento più ricorrente. Non c’è allora da stupirsi se nell’arco dell’ultimo decennio, in Germania, il numero di pazienti ricoverati in cliniche psichiatriche è aumentato del 28%. Ogni anno il numero di coloro che vi approdano è superiore alle 100.000 unità e chissà con quali fantasiose motivazioni…

Medici ed industria farmaceutica ringraziano sentitamente tutti gli sprovveduti che decidono di ricorrere allo psicoterapeuta ogni volta che incontrano una pur piccola difficoltà nella vita, non solo perché – come abbiamo visto – i motivi per ricoverare pazienti non mancano, ma anche perché c’è la possibilità di farmacologizzare questi ultimi a vita, esattamente come accade ai malati di AIDS, che attendono invano e da decenni un vaccino che sembra chiamarsi Godot. Gli psicofarmaci, ormai prescritti con facilità estrema anche ai bambini, presentano effetti collaterali così importanti da stravolgere ritmi biologici e vita di chi li assume e da essere talvolta, proprio per tale motivo, somministrati. Lo stato di salute generale e la qualità della vita dei pazienti regrediscono, mentre il problema che il medico intendeva risolvere con la sua prescrizione viene al massimo rimosso, che è cosa ben diversa. A tal proposito basta affacciarsi in una clinica psichiatrica o anche venire a contatto con una persona in cura con gli psicofarmaci per rendersi conto che in quegli animi regna, il più delle volte e a seconda dei casi, insoddisfazione, infelicità, intontimento…

“Alle montagne della follia” di H. P. Lovecraft; concept di Ivan Laliashvili lovecraft-at_the_mountains_of_madness_7_by_ivany86

Qualcuno che se la ride però c’è. Come gli sciacalli che mossi dal celebre “mors tua vita mea” se la ridono durante i terremoti, medici e industria del farmaco si fregano adeguatamente le mani. Per un’impresa la diffusione e la vendita di un prodotto sono le migliori armi per massimizzare i profitti. Nel 2014, in Germania, c’è stata una vera e propria esplosione della spesa per farmaci: +10%, da 32,1 a 35,4 miliardi di euro. Alla base di queste cifre vi è anche quello che è stato definito “das pharmafreundliche Klima” dell’attuale governo Merkel; un clima, appunto, favorevole – nel senso che sono stati fatti veri e propri favori – all’industria farmaceutica. A questa temperie contribuiscono attivamente anche i medici, i quali, nel momento in cui prescrivono un farmaco, non è detto stiano pensando a ciò che più fa al caso del paziente. Se, ad esempio, quel farmaco rientra in un programma – stabilito dalla casa farmaceutica – di osservazione sui suoi utilizzi e somministrazioni, paradossalmente di quel medicinale ne avrà più bisogno il medico che il paziente. Per tali programmi, infatti, le case farmaceutiche pagano ai medici tedeschi svariate centinaia di euro a paziente. In media, il “pensierino” nel corso del 2014 è stato pari a 669 euro a paziente, con circa 71.000 medici che hanno ricevuto contributi non solo per i suddetti programmi, ma anche a titolo di onorari per conferenze e rimborso spese per corsi di aggiornamento e pernottamenti in albergo, così da far raggiungere a tali trasferimenti quota 575 milioni di euro. La maggior parte dei camici bianchi, dopo aver afferrato il maltolto, scappa pure, rifiutandosi di far conoscere al pubblico le proprie generalità e dimostrando in tal modo di non avere la coscienza a posto. Un po’ di sana inquietudine dovrebbe invece animare, nel caso venissero correttamente informati, quell’1,7 milioni di pazienti utilizzati come cavie o mezzi per raggiungere altri biechi fini e interessati da queste pratiche di carattere tutt’altro che scientifico. Essi non sono posti al centro del sistema, poiché questo si nutre di rapporti venali e di convenienza, che devono a loro volta edificare carriere, emolumenti, profitti e produrre benefici tangibili in primis per gli operatori del settore: insomma, per un sistema, il massimo dell’autoreferenzialità. “Keiner ist so nett wie der Pharmareferent“, “Nessuno è gentile quanto l’informatore del farmaco” titolava efficacemente un articolo del luglio scorso di Correctiv. Il sentiment è provato: perché negarlo?

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