Gang-stalking, retroterra di un crimine organizzato

E’ costantemente in aumento il numero di coloro i quali denunciano operazioni di gang-stalking ai propri danni. Di cosa stiamo parlando? Molto semplicemente di ciò che da sempre riesce meglio al potere e cioè perseguitare, nel caso specifico a mezzo di stalking organizzato al quale partecipano una pluralità di stalkers, che seguono, spiano, disturbano, molestano, minacciano il soggetto-obiettivo. Alle modalità operative adottate da queste nient’affatto simpatiche canaglie dedicherò poi un successivo articolo.

La persecuzione nei confronti del Targeted Individual (TI) può essere avviata per i motivi più disparati oppure un vero motivo può persino non esserci. Nel mio caso, ad esempio, l’elemento scatenante è stato un litigio con un mafioso (il cui nome è rimasto ovviamente ignoto, nonostante le mie denunce) che evidentemente aveva “amicizie” e conoscenze molto “in alto”, soprattutto impensabili e inconfessabili se si considera che i registi di queste operazioni sono corpi di polizia, servizi segreti, militari, agenzie di intelligence, ecc. Il mio caso dimostra inoltre come Stato ed anti-Stato non si siano mai veramente combattuti – anzi quando vi è utilità reciproca addirittura collaborano – e ci dice anche – mi si consenta la brevissima digressione – che, almeno in Italia, la celebre “trattativa Stato-mafia” non può essere considerata un’ipotesi assurda.

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Dato che gli Stati Uniti sono leader mondiali nel campo oggetto del presente post, non è difficile capire che tutti i Paesi appartenenti o comunque gravitanti nell’orbita NATO sono molto insicuri in quanto totalmente proni (appecoronati, occorrerebbe dire…) a tutte le richieste che arrivano dal quartier generale dell’Impero. Tuttavia, per ovvi motivi anche di carattere tecnologico, il fatto di rifugiarsi su un’isoletta sperduta nell’oceano non risolve il problema, che è POLITICO. E’ politico perché la politica, in particolare chi ci governa, “copre” queste operazioni, ne tace l’esistenza (l’ex premier Matteo Renzi, da me interpellato al riguardo, ha sempre omesso di rispondermi) e allo stesso tempo le finanzia, dato che i fondi a disposizione di questa rete terroristica internazionale non piovono dal cielo, ma sono semplicemente “fuori bilancio”, motivo per il quale non vi è rendicontazione alcuna su quello che è il loro spregiudicato e criminale utilizzo. Il tutto alla faccia di quei poveri fessi che pagano le tasse per intero. Sì, per intero, perché poi ci sono i dritti, che si assicurano invece forti abbattimenti d’imposta collaborando alle operazioni di gang-stalking.

La convenienza nell’essere uno stalker o comunque un informatore è innanzitutto economica e ciò spiega il sempre elevato numero di persone coinvolte in dette operazioni. Si badi bene che non mi sto riferendo solo alla retribuzione diretta per l’operato svolto, che ad ogni modo c’è e va tenuta in conto. E’ necessario infatti mettere sul piatto della bilancia anche risparmi e privilegi elargiti. In Germania, ad esempio, esiste la cosiddetta Spitzelsteuer, vale a dire l’imposta della spia, che prevede un prelievo agevolato del 10% per chiunque agisca da informatore della polizia o delle agenzie di intelligence. Parliamo di un trattamento fiscale molto vantaggioso se si considera che l’aliquota fiscale più bassa prevista dall’ordinamento tributario tedesco è pari al 14%, mentre se si è particolarmente benestanti si può arrivare a pagare fino al 45% di imposte sul reddito. In un mondo in cui la brama di denaro non conosce limiti, questi meccanismi permettono di arruolare sempre più criminali impenitenti, che con totale assenza di scrupoli e certi della loro impunità (se non è un privilegio questo…) compiono quotidiane violazioni di diritti umani nelle nostre pseudo-democrazie.

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