Gang-stalking, miserabili in azione

Proprio questa mattina riflettevo sulla miseria umana di cui sono emblema e portatori gli stalkers e le spie che mi seguono ovunque vada. Se la mia destinazione si chiama supermercato, la loro presenza è a dir poco massiccia (sembra comunque succeda anche a qualcun altro), dato che si tratta di un’occasione utile a meglio classificare i miei gusti ed essendo il cibo sostegno necessario alla vita umana, ma allo stesso tempo – nel caso dei Targeted Individuals – trasformabile in strumento di disfacimento, di avvelenamento, quindi di stress per l’organismo, che inevitabilmente accorcia la vita della persona.

Stamattina ero appunto al supermercato e mi sono inevitabilmente imbattuto in una selva di nullità umane, vendutesi – prostituitesi, direi anzi – per pochi denari, pronte a ronzarmi intorno e a prestare attenzione a ciò che prendevo dagli scaffali. Incuranti del flusso anomalo di clientela che creano all’interno del punto vendita (anomalo poiché spesso mi ci reco molto presto o comunque in orari in cui l’affollamento dovrebbe essere minimo), queste merde subumane (sarà forse che riesco a riconoscerle dalla puzza?) possono appartenere a qualunque genere, classe sociale, orientamento sessuale. Sono tuttavia accomunate da una debordante infamità e dalla inscalfibile certezza di farla sempre franca (nei supermercati tale sicuranza è rafforzata dal fatto che il personale che vi lavora viene adeguatamente infiltrato o comunque “convertito alla causa”). Il loro delirio di onnipotenza le (riferito sempre alle merde subumane) porta però inevitabilmente a sottovalutare le vittime più sveglie, come ad esempio chi scrive, che ha maturato una notevole abilità nell’identificarle; abilità sorretta indubbiamente da un innato fiuto per le magagne, che mi è stato particolarmente utile anche in altri periodi della mia vita. Alla fiera della predetta miseria umana puoi pertanto trovarci lo sbirro (in divisa o in borghese), la snob con la borsa griffata, la studentessa universitaria, l’alcolizzato disadattato, il vecchio mafioso e via discendendo.

Crowding

Il momento clou, letteralmente imperdibile, è quello del pagamento alla cassa. Anche se utilizzo quelle automatiche, avrò sempre qualche miserabile intorno che sbircia sui miei acquisti per cercare di memorizzarne il maggior numero possibile. A questo punto non resta che infiltrare le ditte che producono quegli alimenti per addizionarli di un ingrediente chiave e riprogrammare costantemente il TI (non a caso si parla ormai di robotizzazione dell’essere umano), ad esempio per mezzo del letto, come ha fatto in tempo ad insegnarci Rauni-Leena Luukanen-Kilde prima di essere messa a tacere per sempre dai servizi segreti. Ovviamente, quando la casa del TI resta incustodita, c’è anche la possibilità di accedervi per avvelenare direttamente gli alimenti non più sigillati e carpire ulteriori informazioni sulla vittima. Eh già: purtroppo in giro ci sono molte più chiavi di quante generalmente si immagini…

L’uso delle app per smartphone in queste mandrie di barbari sembra stia diventando davvero diffuso e ciò facilita il loro compito quando sono per strada, dove – anche con l’ausilio delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco o del personale sanitario alla guida dei loro veicoli dotati di sirene – possono mettere in atto le cosiddette noise campaigns (il rumore non è comunque un’esclusiva delle situazioni outdoor, anzi…si può star svegli anche tutta la notte…non ci credi ancora?). Con l’aiuto dell’app, il tracking del TI è semplice, quasi immediato. Si ricevono notifiche recanti descrizioni su come è vestito e dove è diretto e, grazie anche all’utilizzo di mappe, si inviano informazioni agli altri stalkers su dove convergere. Se si è attenti, si noterà anche la loro suddivisione in gruppi, ciascuno caratterizzato dalla presenza di un determinato dettaglio, un colore, un accessorio. Chi dovrebbe invece investigare su questi crimini è volutamente disattento, diventandone complice. Probabilmente ci guadagna qualcosa. O forse evita di rimetterci. In ogni caso, business as usual.

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