Gang-stalking ad alta quota

Genera solo sconcerto ormai la facilità con la quale, nella nostre società malate, soggetti fisici e giuridici, pubblici e privati, si lasciano corrompere – in senso lato – a fini di arricchimento (o comunque beneficio) personale, senza la benché minima capacità di fermarsi e interrogare sé stessi sul significato delle proprie azioni, spesso scellerate. Il livello di corruzione morale presente è propedeutico al successivo innesco della corruzione materiale, concreta, che si pesa in “benefits trasferiti“. Tali benefici sono il principale motore, ad esempio, anche nelle operazioni di gang-stalking e in tutte quelle attività di copertura delle stesse. Ponendosi, per un attimo, nella posizione di un potenziale stalker, lo stesso sicuramente si chiederà e si risponderà: “Per cosa lo farei? Per soldi (o giù di lì)!”. E’ con la ricompensa che schiodi la gente da casa o comunque da altre occupazioni. In alcuni casi potranno incidere anche altri fattori di carattere immateriale, ma – diciamolo – è difficile che qualcuno impieghi del tempo o assuma su di sé dei rischi esclusivamente per motivi “idealistici”, perché ci crede fermamente, perché mosso solo da cattiveria, ecc.

Giustizia vorrebbe però (se il termine ha ancora un senso) che anche le vittime di queste infami operazioni iniziassero a ricevere qualche benefit a titolo di risarcimento e ristoro per le sofferenze patite, magari per futili motivi e per lunghi periodi della propria vita. Se investigatori e giudici iniziassero a fare il loro mestiere, una vittima di stalking organizzato potrebbe iniziare ad aggredire le disponibilità finanziarie di soggetti che, ad esempio, oltre ad aver vestito i panni dei carnefici (o dei Ponzio Pilato), hanno – con essa – stipulato dei contratti; documenti spesso farciti di belle parole e nobili intenzioni, che spesso restano solo sulla carta e alle quali – in caso di piccole inadempienze – quasi nessuno si appiglia, per evitare perdite di tempo e di denaro. Il presente articolo, però, non tratta proprio di quisquilie… Ovviamente ogni singolo caso va attentamente studiato, ma l’idea di fondo non è peregrina. In fatto di gang-stalking, lo scorso mese di ottobre chi scrive ha avuto un’esperienza decisamente negativa con il vettore aereo easyJet (e non solo – come contorno alla vicenda vedasi questo video e relativa descrizione), ben riassunta nel reclamo da me inviato in data 26/10/2017 a mezzo form di contatto presente sul sito della compagnia:

Faccio seguito al mio reclamo effettuato e registrato in data 13/10/2017 al vs. banco di assistenza presso l’aeroporto di Amsterdam e al mio tweet inviatovi il giorno successivo.

Dal 2012 sono una vittima di stalking organizzato (e non solo) e sul volo EZY4565 Berlino Schoenefeld – Amsterdam del 13/10/2017 ho dovuto constatare con mio estremo rammarico che il vs. personale di bordo prende parte a tali operazioni, che a norma dell’art. 7 dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale vengono classificate come Crimini Contro l’Umanità.

Come ho avuto già modo di spiegare alla vs. collega al banco per l’assistenza, tre donne (a me ignote) della vs. crew hanno dato prova di conoscere il mio nome e fin dal momento in cui sono salito a bordo hanno iniziato a molestarmi e a minacciarmi di morte (anche durante la procedura con la quale vengono fornite informazioni sulla sicurezza durante il volo). Si tratta di forme di violenza che non vengono notate dagli altri poiché nulla di ciò che viene detto viene gridato, piuttosto sussurrato e – in alcuni casi – esplicitato esclusivamente per mezzo del movimento labiale. Ciò che le tre donne hanno più volte detto sono, oltre al mio nome di battesimo, le parole “muori” e “morirai”, pronunciate anche da altri stalkers. A differenza di quanto avvenuto il giorno prima sul volo […], i loro nomi e nazionalità, presenti sulle spillette usate dal vs. personale di bordo, erano stati di proposito coperti con foulards e giacche.

Ho volato molte volte con easyJet in passato e con la prenotazione […] ho speso […] euro per me e due membri della mia famiglia. In considerazione di quanto immediatamente denunciato, mi sarei aspettato di essere da voi prontamente ricontattato. Constato invece che dopo quasi due settimane non vi siete fatti sentire e ciò è un chiaro segno di complicità; altrimenti avreste subito preso le distanze da quanto commesso dalle vs. colleghe, che è – senza ombra di dubbio – molto grave.

Hostess

Il giorno dopo ho ricevuto dal Servizio Clienti un’email interlocutoria, nella quale – tra l’altro – il mio nome di battesimo era sbagliato. Probabilmente l’operatrice che l’ha scritta voleva comunicarmi in maniera subliminale che non mi conosceva affatto ed era estranea ai fatti contestati! Da subito ho però capito che, in questa vicenda, la compagnia non ha una gran voglia di interloquire e andare fino in fondo e, dato che i contatti stavano venendo meno, ieri sono tornato alla carica con un nuovo reclamo:

Faccio seguito al reclamo inviatovi in data 26/10/2017 a mezzo form di contatto e alla mie due email di sollecito e richiesta di riscontro inviatevi il 29/10/2017 ed il 6/11/2017 all’indirizzo team.specialisti@easyjet.com. A parte la risposta interlocutoria inviatami in data 27/10/2017 dalla sig.ra […] del Servizio Clenti, con la quale mi informava dell’inoltro del mio reclamo al dipartimento competente (n. pratica: […] – reference ID: […]), non ho più avuto notizie al riguardo.

Vi ricordo che dell’allarmante vicenda di cui sono stato vittima siete informati da un mese esatto, avendo sporto reclamo nel momento stesso in cui sono giunto all’aeroporto di destinazione presso il vs. desk per l’assistenza.

Attendo pertanto cortese e sollecito riscontro.

A riprova del fatto che non ero assolutamente prevenuto nei confronti di easyJet e non ho nulla contro le donne, faccio notare che il giorno precedente quello in cui si sono verificati gli eventi oggetto dei miei reclami ho provveduto ad informare la compagnia di un altro evento sgradevole, che in quel caso ha avuto come autore uno degli stalkers che mi assaltavano ripetutamente nell’aeroporto di Zurigo e come vittima una donna che lavorava per easyJet ai banchi del check-in. A mo’ di ringraziamento, ora il celebre vettore aereo mi ignora…

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