Alla ricerca (globale) della pace e della sovranità perdute

Dal 16 al 18 Novembre scorsi si è tenuta, a Dublino, la prima Conferenza Internazionale contro le Basi Militari USA/NATO, partecipata da attivisti e rappresentanti di organizzazioni provenienti da tutti i continenti, uniti dai principi statuiti nella Dichiarazione di Unità sottoscritta. Si è quindi realizzata una condivisione di saperi ed esperienze tra intellettuali e militanti impegnati a denunciare aggressioni e morti, nonché i danni alla salute e ambientali causati dalla presenza di basi militari straniere sul suolo dei Paesi “ospitanti”. Ferma restando la contrarietà dei partecipanti ad ogni installazione non direttamente riconducibile al Paese nel quale è insediata, sono le basi USA/NATO a destare le maggiori preoccupazioni, a esser considerate la principale minaccia alla pace e all’umanità e delle quali si chiede la chiusura tout court, essendo in chiara violazione del diritto internazionale e dello Statuto delle Nazioni Unite.

E’ stata rimarcata la necessità di porre al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica taluni luoghi (Guantanamo, Ramstein), Paesi (Italia, Giappone, Corea del Sud) e comandi militari (AFRICOM), così come di adottare comuni iniziative globali a partire dall’anno prossimo, quando tra l’altro ricorrerà il 70° anniversario dalla fondazione dell’Alleanza Atlantica. E’ stata infine espressa solidarietà al popolo cubano, che da decenni lotta per riappropriarsi del territorio di Guantanamo, illegalmente occupato dagli Stati Uniti. Proprio lì, a Cuba, dal 4 al 6 Maggio 2019 si svolgerà il Sesto Seminario per la Pace e l’Abolizione delle Basi Militari all’Estero, organizzato dal Movimento Cubano per la Pace e la Sovranità dei Popoli (MOVPAZ).

Un “governo del cambiamento” serio metterebbe subito in pratica quanto proposto a Dublino o spenderebbe perlomeno tutte le sue energie nell’intento di farlo (sarebbe già questo un discreto recupero di sovranità!) e guarderebbe con attenzione all’agenda ivi delineata. Peccato che quel governo, almeno in Italia, non sia attualmente in carica…

Okinawa

Di seguito il comunicato stampa emanato dai partecipanti alla conferenza.

Press Communiqué of the First International Conference Against US/NATO Military Bases

The first International Conference against US/NATO Military Bases was held on November 16-18, at the Liberty Hall in Dublin, Ireland. The conference was attended by close to 300 participants from over thirty-five countries from around the world. Speakers representing countries from all continents, including Cuba, Argentina, Brazil, Colombia, United States, Italy, Germany, Portugal, Greece, Cyprus, Turkey, Poland, United Kingdom, Ireland, Czech Republic, Israel, Palestine, Kenya, D. R. Congo, Japan and Australia, made presentations at the conference.

This conference was the first organized effort by the newly formed Global campaign against US/NATO Military Bases, created by over 35 peace, justice and environmental organizations and endorsed by over 700 other organizations and activists from around the world. What brought all of us together in this International Conference was our agreement with the principles outlined in the Global Campaign’s Unity Statement, which was endorsed by the Conference participants.

The participants in the Conference heard from and shared with representatives of organizations and movements struggling for the abolition of foreign military bases from around the world about the aggressions, interventions, death, destruction, and the health and environmental damages that the military bases have been causing for the whole humanity along with the threats and violation to the sovereignty of the “host” countries.

The participants and organizers of the conference agreed as a matter of principle that while they oppose all foreign military bases, they consider the close to 1,000 US/NATO military bases established throughout the world, which constitute the main pillars of global imperialist domination by US, NATO and EU states, as the main threat to peace and humanity, and must all be closed. The NATO states’ military bases are the military expression of imperialist intervention in the lives of sovereign countries on behalf of the dominant, financial, political, and military interests, for the control of energy resources, transport roads, markets and spheres of influence, in clear violation of international law and the United Nations Charter.

The participants in the Conference call upon the organizations and movements who agree on the above to work closely with each other in a coordinated manner as a part of the Global Campaign to organize and mobilize the public around the world against US/NATO military bases.

While we call for the closure of all US/NATO military bases, we consider the closure of bases and military installations in certain countries and areas as needing special attention by the international movement. These, for example, include the Guantanamo US base in Cuba, the US bases in Okinawa and South Korea, the US Base in Ramstein/Germany, Serbia, the old and new US/NATO bases in Greece and Cyprus, the establishment of the new US African Command (AFRICOM) with its affiliated military bases in Africa, the numerous NATO bases in Italy and Scandinavia, the Shannon airport in Ireland, which is being used as a military base by US and NATO, and the newly established bases by the United States, France and their allies on and around the Syrian soil.

In order to continue our joint Global Campaign in solidarity with the just causes of the peoples in their struggle against foreign military aggression, occupation and interference in their internal affairs, and the devastating environmental and health impacts of these bases the participants agreed to recommend and to support coordinated actions and initiatives in the coming year (2019) which shall strengthen the global movement to expand the actions and cooperation while moving forward.

As a step toward this goal, the conference supports the global mass mobilizations against NATO’s 70th anniversary Summit in Washington DC, on April 4, 2019 and respective protests in the NATO member states and worldwide.

We declare our solidarity with the Cuban people’s decades-long efforts to take back their Guantanamo territory, illegally occupied by the United States, and declare our support for the Sixth International Seminar for Peace and the Abolition of Foreign Military Bases, organized by MOVPAZ for May 4-6, 2019, in Guantanamo, Cuba.

The participants express their most sincere thanks and gratitude to the Peace and Neutrality Alliance (PANA) Ireland, for their generous hospitality and support in hosting this historic Conference.

Adopted by the participants at the 
First International Conference Against US/NATO Military Bases 
November 18, 2018 
Dublin, Ireland

Vite illegali sulla rotta Centro America-USA

Nel tardo pomeriggio di ieri, a Monaco di Baviera, presso il Ligsalz8, ho preso parte ad un incontro pubblico organizzato dall’Oekumenisches Buero fuer Frieden und Gerechtigkeit dal titolo “Ninguna vida es ilegal“, che ha avuto come relatori due attivisti centroamericani per i diritti dei migranti, Angela Sanbrano e Luis Lopez. La prima è nata a Ciudad Juarez, in Messico, ma vive ormai da lungo tempo negli Stati Uniti, dove è stata attiva in diverse organizzazioni e reti per la difesa dei migranti come il CISPES (Committee in Solidarity with the People of El Salvador) e il CARECEN (Central American Resource Center) ed ha preso parte all’organizzazione della imponente immigrant rights march tenutasi a Los Angeles nel 2006. Luis Lopez è invece membro del COFAMIDE (Comité de Familiares de Migrantes Fallecidos y Desaparecidos de El Salvador) e dal 2009 prende parte a carovane di parenti dei migranti scomparsi in Messico.

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Appena arrivato sono stato attaccato alla testa per mezzo di armi ad energia diretta e sedato a distanza. Fortunatamente sono riuscito a resistere agli attacchi (che vengono puntualmente messi in atto ogni volta che prendo parte ad eventi simili), dato che l’incontro si è poi rivelato molto interessante e ricco di spunti di riflessione. La mia intenzione di arricchire ulteriormente il blog è stata più forte di quelle di coloro i quali cercano deliberatamente di arrecar danno alla mia salute ed isolarmi. Se lo ritieni opportuno, ora o al termine della lettura puoi anche effettuare una piccola donazione a mio favore cliccando qui.

Angela Sanbrano ha subito messo in evidenza l’ostilità di Donald Trump nei confronti dei migranti provenienti dal Centro America e stabilitisi negli USA ed il fatto che il linguaggio dell’Imperatore ha fornito a razzisti e suprematisti bianchi il nulla osta al compimento di crimini a sfondo xenofobo. Al riguardo ha però intelligentemente aggiunto che il livore manifestato dall’attuale amministrazione si è innestato su una situazione già di per sé infelice, visto che Barack Obama, nel tentativo di scendere a patti con i repubblicani, è stato il presidente statunitense che, rispetto ai suoi predecessori, ha espulso più migranti. Quanto occorre stare attenti a coloro i quali si dimostrano animati da spirito bipartisan! L’annotazione su Obama non mi ha naturalmente colto di sorpresa, avendo già scritto più di un anno fa della violenza poliziesca e del razzismo istituzionale nei confronti delle minoranze presenti negli USA ai tempi dell’ormai ex Imperatore. Il suo successore ora promette di espellere 11 milioni di immigrati undocumented, cioè “clandestini”. Nel frattempo sono già realtà i 637 “centri di accoglienza” per migranti con caratteristiche di vere e proprie prigioni, all’interno dei quali sono detenute oltre 300.000 persone. A settembre di quest’anno Trump ha inoltre interrotto la policy di regolarizzazione temporanea per minori ispirata al cosiddetto DACA (Deferred Action for Childhood Arrivals), esponendo ai rischi di una possibile espulsione circa 800.000 beneficiari. Potremmo dire che i Dreamers sono in preda agli incubi… L’amministrazione a stelle e strisce è anche intenzionata a non rinnovare il TPS (Temporary Protected Status) per gli immigrati provenienti dal Centro America. I migranti sono praticamente tra incudine e martello, poiché a questa politica fatta di odio e respingimenti da parte del Paese di destinazione vanno aggiunte le motivazioni per le quali hanno lasciato i loro Paesi di origine: oltre a pessime condizioni economiche, guerre civili, terremoti, uragani (è stato ad esempio ricordato Mitch, che ha colpito il Centro America nel 1998) e fenomeni di criminalità made in USA come le famigerate pandillas.

Luis Lopez ha informato il pubblico su scopi e attività della sua organizzazione, che chiede sostanzialmente rispetto dei diritti dei migranti e verità, giustizia e riparazioni per le loro famiglie. A queste ultime le cosiddette autorità non portano affatto il rispetto che sarebbe dovuto per le vere e proprie tragedie che vivono. E’ così accaduto che, invece delle spoglie dei propri cari, venissero loro restituiti dei sacchi di sabbia o comunque parti di corpi di estranei. Al fine di agevolare i processi di identificazione dei migranti tra i resti umani presenti in Messico e negli Stati Uniti, nell’agosto del 2010 COFAMIDE ha firmato un accordo con controparti istituzionali e non per la creazione della prima Banca Genetica Forense. Sono purtroppo ancora numerose le fosse comuni contenenti resti di migranti che non sono state localizzate. Tristemente noto al riguardo, invece, è il massacro di Tamaulipas, in Messico, che nel 2010 vide l’esecuzione di massa di 72 persone ad opera del cartello della droga dei Los Zetas. COFAMIDE cerca anche di esercitare pressioni su politici e istituzioni affinché questi vengano incontro alle richieste delle famiglie dei migranti, ma le promesse che scaturiscono da tale attività di advocacy spesso non vengono mantenute. Una storia sentita già tante, troppe volte…