Gang-stalking: insabbiare è d’obbligo, non assistere pure

Il 16 luglio scorso ho informato – ai suoi più alti livelli (tra i destinatari anche il gabinetto del ministro Matteo Salvini) e per iscritto – il Viminale sulle operazioni di gang-stalking di cui sono vittima io e con me tanti altri cittadini, chiedendo provvedimenti atti a consentire alla Polizia italiana di assistere efficacemente i Targeted Individuals. Due giorni prima si era verificato l’ennesimo caso di “malapolizia” ai miei danni, che doveva necessariamente – data l’occasione – essere portato a conoscenza del ministero:

“Sabato 14 intorno alle 21:15 ho chiamato la Polizia di Frontiera dell’Aeroporto di Alghero-Fertilia allo 079935044 per chiedere delle informazioni. In particolare, all’agente (uomo) che ha risposto alla mia chiamata ho chiesto a quale autorità andrebbero denunciati eventuali casi di stalking che si dovessero verificare a bordo dell’aereo che tra qualche giorno mi dovrà portare in quella località. L’agente mi ha risposto che le denunce per fattispecie del genere vanno presentate alla Polizia di Frontiera dalle 9 alle 12 del mattino oppure, in alternativa, al Commissariato di Polizia di Alghero a qualsiasi ora.

Ciò che vorrei portare alla Vs. attenzione è soprattutto il seguente fatto. Una volta che l’agente di polizia ha saputo che sono vittima di stalking organizzato e che lo sono stato già su altri voli presi in passato, ha messo in atto un vero e proprio comportamento discriminatorio, dicendomi con tono liquidatorio “Può andare direttamente ad Alghero, guardi, non c’è problema…”, in tal modo rifiutandosi di prestare eventuale assistenza ad una vittima di Crimini Contro L’Umanità ex art. 7 dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale. Da me sollecitato, ha poi stranamente dichiarato di non sapere quali reati andrebbero denunciati ai Carabinieri, che hanno anch’essi un ufficio in aeroporto. L’atteggiamento e le risposte date erano tipiche non solo di colui il quale ha fretta di concludere quanto prima la telefonata, ma anche di colui il quale sa perfettamente di cosa si sta parlando e vuole evitare grane al proprio ufficio: non proprio il miglior modo di servire i cittadini…

Il fatto rappresenta l’ennesima conferma di ciò che sostengono tutte le vittime di reati come lo stalking organizzato ed altri connessi, ossia che questi programmi rappresentano delle vere e proprie Covert Ops che non vengono mai indagate e combattute da forze di polizia (elementi delle quali anzi vi prendono parte) e magistratura inquirente (ne so qualcosa avendo vanamente presentato nel corso degli anni corposi esposti e memorie). Tale atteggiamento, che ha ovunque – non solo in Italia – coperture politiche, rassicura chi è attivo nella (vasta) rete criminale internazionale, della quale fanno parte – ne parlo per esperienza diretta, è bene ricordarlo – anche soggetti appartenenti alle organizzazioni mafiose.”

Al Viminale sembrano però particolarmente occupati con migranti e dintorni e a distanza ormai di un mese e mezzo non hanno fornito il riscontro richiesto alla mia richiesta/segnalazione. Si dimostra, pertanto, vuota propaganda quella fatta da Salvini sui social a colpi di #primagliitaliani o #lamafiamifaschifo. Di più: chi mi segue su Twitter sa che il Ministro dell’Interno era stato da me informato sulla mia situazione ben prima del 16 luglio. Tutto lascia allora supporre che anche per il prossimo futuro alle vittime di gang-stalking verranno ancora negate assistenza e indagini e saranno invece assicurate (istituzionali) discriminazioni.

E’ bene precisare che spostandosi dai vettori aerei alla strada la situazione non cambia. Per quanto mi riguarda, infatti, sono costantemente vittima (anche nelle ore notturne) di assalti condotti da più soggetti alla guida di mezzi anche pesanti, che operano in squadre, fanno sovente uso di fari abbaglianti e antinebbia anche posteriori e hanno stili di guida aggressivi per mezzo dei quali hanno già danneggiato la mia autovettura. Segnalare tempestivamente queste ripetute violazioni del codice della strada, che mettono a repentaglio la mia sicurezza e quella degli altri guidatori sia su strade urbane che extraurbane (autostrade incluse), non è semplice dato che spesso il numero di targa del veicolo non è visibile: per causa di forza maggiore, perché le luci che dovrebbero illuminarlo sono spente oppure perché è parzialmente abraso. Anche in questo caso occorrerebbe fornire una pronta e adeguata assistenza alla vittima, invece dei vari uffici di Polizia Locale da me contattati al riguardo solo alcuni si sono degnati di rispondere e le soluzioni proposte sono decisamente poco praticabili.

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In evidenza assalto condotto per mezzo di  autovettura con retronebbia acceso (il faro più luminoso sulla sinistra) in condizioni di ottima visibilità

Queste vere e proprie pratiche criminali hanno ricadute anche sulla mia salute e benessere, come è ad esempio successo nella notte tra il 25 e il 26 luglio scorso, quando ho affrontato un lungo viaggio in auto per l’Italia e a un certo punto mi sono dovuto fermare a riposare, non perché avessi sonno, ma a causa del dolore agli occhi causato dagli assalti subiti di continuo e per centinaia di chilometri. In quell’occasione, non viaggiando da solo, sono comunque riuscito a prendere alcuni numeri di targa, che ancora una volta confermano il carattere internazionale di queste tanto pericolose quanto protette reti criminali:

  • FK933MH
  • EG095PS
  • ACDX914 (auto con targa tedesca)
  • BBIS166 (auto con targa tedesca)
  • EX409CF (Opel bianca)
  • CR431YX
  • VD148017 (auto con targa svizzera)
  • DB378MA (Volkswagen Golf)
  • EW084PN (camion DHL con abbaglianti e retronebbia accesi in condizioni di ottima visibilità)
  • CY624FC
  • SDM1088 (Volkswagen Polo con targa tedesca)
  • ZH201540 (Toyota con targa svizzera)
  • DW266XN (Fiat Punto)

Quella notte le forze dell’ordine italiane erano presenti sulla rete autostradale (ricordo perfettamente almeno due volanti della polizia ferme ad una stazione di servizio): non hanno notato nulla di strano?

2017: Odissea tra le élite

Ci siamo lasciati alle spalle un anno che difficilmente riuscirà a farsi rimpiangere, per ciò che è accaduto nel mondo e per quella che è stata la semina dell’Impero, indubbiamente foriera di frutti che continueranno ad avvelenare l’umanità aumentandone il tasso di barbarie; conseguenza, quest’ultima, di politiche disumane, escludenti, vessatorie.

I cosiddetti “attacchi terroristici” che hanno scosso diverse città dell’Impero come Parigi, Barcellona o Las Vegas (evento, quest’ultimo, annunciato addirittura su internet) altro non sono stati che operazioni false-flag organizzate dai servizi segreti occidentali, ormai in completo delirio di onnipotenza, nell’ambito di quella strategia della tensione internazionale perpetrata per mezzo di un aggiornato “terrorismo di Stato”, che, furbescamente, cerca di passare per estremismo religioso. L’altra faccia della medesima medaglia sono i Targeted Individuals. Nel caso degli attacchi terroristici le vite dei civili vengono spezzate e spazzate via a decine, quando non centinaia o migliaia, in maniera plateale, affinché tutti possano vedere e tremare; nel caso dei TIs, il genocidio perpetrato dalle élite dell’intelligence è silente, ma avviene lo stesso, checché ne dicano debunkers e negazionisti.

L’Imperatore Donald Trump si è confermato debole coi forti e non ha manifestato alcuna intenzione di mettersi contro chi lo potrebbe accoppare, pertanto continua ad ignorare istanze provenienti dalla società, come il Memorandum consegnatogli al momento del suo insediamento alla Casa Bianca da attivisti, scienziati, whistleblowers e TIs, contenente la richiesta di cessare tutte le attività di sorveglianza e tortura h24 condotte su civili innocenti, negli USA come nel resto del mondo. Già soltanto questa mancanza di ascolto dovrebbe far capire come lo slogan “America First” rappresenti un guscio vuoto, uno specchietto per le allodole, se non addirittura per gli allocchi!

Ma un Imperatore deve pensare e sognare in grande e non può mica perder tempo appresso a certe minuzie! Così, quasi mezzo secolo dopo il controverso allunaggio del 1969, Trump ha incaricato la NASA di ripetere (o tentare per la prima volta?) l’operazione, al fine di metter su una base nell’ambito del progetto Deep Space Gateway, in vista di una missione alla volta di Marte!

Odissea nello spazio + grattacieli

Per Trump e gli USA il 2017 è stato un anno di ritiri, anche dai bei propositi espressi in campagna elettorale. A giugno, ad esempio, si sono ritirati dall’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. A detta di molti “la migliore chance che abbiamo per salvare il pianeta”; e ciò la dice lunga sul prestigio e il consenso che ruotano attorno alla loro leadership. Sono poi seguiti il ritiro dai negoziati in sede ONU per un accordo globale sulle migrazioni e una riforma fiscale che, scrive ilfattoquotidiano.it, “premia ricchi e corporation senza portare vantaggi al ceto medio che il tycoon aveva promesso di aiutare contro gli interessi delle élite e di Wall Street”.

In un impeto di qualunquismo, qualcuno potrebbe dire: “Freghiamocene! Pensiamo alla salute!”. Come no! Ad agosto AquaBounty Technology, società USA nel campo delle biotecnologie, ha annunciato di aver venduto 5 tonnellate di salmone geneticamente modificato a ignoti clienti canadesi. Per il momento, quello che è il primo animale GM approvato per il consumo umano può essere venduto e consumato solo negli Stati Uniti e in Canada. Ad ogni modo, stiamo sacrificando la nostra salute sull’altare del profitto, considerati i già noti effetti negativi degli OGM sull’uomo. A dicembre, invece, la FDA ha approvato una terapia genica, denominata Luxturna, per la cura di una rara forma ereditaria di perdita della vista che può sfociare in cecità. Una copia del gene mutato porta le cellule della retina a produrre una proteina che converte la luce in un segnale elettrico atto a ripristinare la perdita visiva. Il costo di tale terapia dovrebbe aggirarsi attorno ad 1 milione di dollari. “Elite first“, direbbe – in cuor suo – Donald Trump…

Gang-stalking, miserabili in azione

Proprio questa mattina riflettevo sulla miseria umana di cui sono emblema e portatori gli stalkers e le spie che mi seguono ovunque vada. Se la mia destinazione si chiama supermercato, la loro presenza è a dir poco massiccia (sembra comunque succeda anche a qualcun altro), dato che si tratta di un’occasione utile a meglio classificare i miei gusti ed essendo il cibo sostegno necessario alla vita umana, ma allo stesso tempo – nel caso dei Targeted Individuals – trasformabile in strumento di disfacimento, di avvelenamento, quindi di stress per l’organismo, che inevitabilmente accorcia la vita della persona.

Stamattina ero appunto al supermercato e mi sono inevitabilmente imbattuto in una selva di nullità umane, vendutesi – prostituitesi, direi anzi – per pochi denari, pronte a ronzarmi intorno e a prestare attenzione a ciò che prendevo dagli scaffali. Incuranti del flusso anomalo di clientela che creano all’interno del punto vendita (anomalo poiché spesso mi ci reco molto presto o comunque in orari in cui l’affollamento dovrebbe essere minimo), queste merde subumane (sarà forse che riesco a riconoscerle dalla puzza?) possono appartenere a qualunque genere, classe sociale, orientamento sessuale. Sono tuttavia accomunate da una debordante infamità e dalla inscalfibile certezza di farla sempre franca (nei supermercati tale sicuranza è rafforzata dal fatto che il personale che vi lavora viene adeguatamente infiltrato o comunque “convertito alla causa”). Il loro delirio di onnipotenza le (riferito sempre alle merde subumane) porta però inevitabilmente a sottovalutare le vittime più sveglie, come ad esempio chi scrive, che ha maturato una notevole abilità nell’identificarle; abilità sorretta indubbiamente da un innato fiuto per le magagne, che mi è stato particolarmente utile anche in altri periodi della mia vita. Alla fiera della predetta miseria umana puoi pertanto trovarci lo sbirro (in divisa o in borghese), la snob con la borsa griffata, la studentessa universitaria, l’alcolizzato disadattato, il vecchio mafioso e via discendendo.

Crowding

Il momento clou, letteralmente imperdibile, è quello del pagamento alla cassa. Anche se utilizzo quelle automatiche, avrò sempre qualche miserabile intorno che sbircia sui miei acquisti per cercare di memorizzarne il maggior numero possibile. A questo punto non resta che infiltrare le ditte che producono quegli alimenti per addizionarli di un ingrediente chiave e riprogrammare costantemente il TI (non a caso si parla ormai di robotizzazione dell’essere umano), ad esempio per mezzo del letto, come ha fatto in tempo ad insegnarci Rauni-Leena Luukanen-Kilde prima di essere messa a tacere per sempre dai servizi segreti. Ovviamente, quando la casa del TI resta incustodita, c’è anche la possibilità di accedervi per avvelenare direttamente gli alimenti non più sigillati e carpire ulteriori informazioni sulla vittima. Eh già: purtroppo in giro ci sono molte più chiavi di quante generalmente si immagini…

L’uso delle app per smartphone in queste mandrie di barbari sembra stia diventando davvero diffuso e ciò facilita il loro compito quando sono per strada, dove – anche con l’ausilio delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco o del personale sanitario alla guida dei loro veicoli dotati di sirene – possono mettere in atto le cosiddette noise campaigns (il rumore non è comunque un’esclusiva delle situazioni outdoor, anzi…si può star svegli anche tutta la notte…non ci credi ancora?). Con l’aiuto dell’app, il tracking del TI è semplice, quasi immediato. Si ricevono notifiche recanti descrizioni su come è vestito e dove è diretto e, grazie anche all’utilizzo di mappe, si inviano informazioni agli altri stalkers su dove convergere. Se si è attenti, si noterà anche la loro suddivisione in gruppi, ciascuno caratterizzato dalla presenza di un determinato dettaglio, un colore, un accessorio. Chi dovrebbe invece investigare su questi crimini è volutamente disattento, diventandone complice. Probabilmente ci guadagna qualcosa. O forse evita di rimetterci. In ogni caso, business as usual.

Gang-stalking, retroterra di un crimine organizzato

E’ costantemente in aumento il numero di coloro i quali denunciano operazioni di gang-stalking ai propri danni. Di cosa stiamo parlando? Molto semplicemente di ciò che da sempre riesce meglio al potere e cioè perseguitare, nel caso specifico a mezzo di stalking organizzato al quale partecipano una pluralità di stalkers, che seguono, spiano, disturbano, molestano, minacciano il soggetto-obiettivo. Alle modalità operative adottate da queste nient’affatto simpatiche canaglie dedicherò poi un successivo articolo.

La persecuzione nei confronti del Targeted Individual (TI) può essere avviata per i motivi più disparati oppure un vero motivo può persino non esserci. Nel mio caso, ad esempio, l’elemento scatenante è stato un litigio con un mafioso (il cui nome è rimasto ovviamente ignoto, nonostante le mie denunce) che evidentemente aveva “amicizie” e conoscenze molto “in alto”, soprattutto impensabili e inconfessabili se si considera che i registi di queste operazioni sono corpi di polizia, servizi segreti, militari, agenzie di intelligence, ecc. Il mio caso dimostra inoltre come Stato ed anti-Stato non si siano mai veramente combattuti – anzi quando vi è utilità reciproca addirittura collaborano – e ci dice anche – mi si consenta la brevissima digressione – che, almeno in Italia, la celebre “trattativa Stato-mafia” non può essere considerata un’ipotesi assurda.

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Dato che gli Stati Uniti sono leader mondiali nel campo oggetto del presente post, non è difficile capire che tutti i Paesi appartenenti o comunque gravitanti nell’orbita NATO sono molto insicuri in quanto totalmente proni (appecoronati, occorrerebbe dire…) a tutte le richieste che arrivano dal quartier generale dell’Impero. Tuttavia, per ovvi motivi anche di carattere tecnologico, il fatto di rifugiarsi su un’isoletta sperduta nell’oceano non risolve il problema, che è POLITICO. E’ politico perché la politica, in particolare chi ci governa, “copre” queste operazioni, ne tace l’esistenza (l’ex premier Matteo Renzi, da me interpellato al riguardo, ha sempre omesso di rispondermi) e allo stesso tempo le finanzia, dato che i fondi a disposizione di questa rete terroristica internazionale non piovono dal cielo, ma sono semplicemente “fuori bilancio”, motivo per il quale non vi è rendicontazione alcuna su quello che è il loro spregiudicato e criminale utilizzo. Il tutto alla faccia di quei poveri fessi che pagano le tasse per intero. Sì, per intero, perché poi ci sono i dritti, che si assicurano invece forti abbattimenti d’imposta collaborando alle operazioni di gang-stalking.

La convenienza nell’essere uno stalker o comunque un informatore è innanzitutto economica e ciò spiega il sempre elevato numero di persone coinvolte in dette operazioni. Si badi bene che non mi sto riferendo solo alla retribuzione diretta per l’operato svolto, che ad ogni modo c’è e va tenuta in conto. E’ necessario infatti mettere sul piatto della bilancia anche risparmi e privilegi elargiti. In Germania, ad esempio, esiste la cosiddetta Spitzelsteuer, vale a dire l’imposta della spia, che prevede un prelievo agevolato del 10% per chiunque agisca da informatore della polizia o delle agenzie di intelligence. Parliamo di un trattamento fiscale molto vantaggioso se si considera che l’aliquota fiscale più bassa prevista dall’ordinamento tributario tedesco è pari al 14%, mentre se si è particolarmente benestanti si può arrivare a pagare fino al 45% di imposte sul reddito. In un mondo in cui la brama di denaro non conosce limiti, questi meccanismi permettono di arruolare sempre più criminali impenitenti, che con totale assenza di scrupoli e certi della loro impunità (se non è un privilegio questo…) compiono quotidiane violazioni di diritti umani nelle nostre pseudo-democrazie.

Tutti pazzi per la Germania?

Paesi europei come la Germania hanno coscientemente scelto ed alimentato il sistema criminogeno di cui ho già scritto nel post precedente, legalizzandolo e finanziandolo cospicuamente. L’anno scorso, ad esempio, i giornalisti investigativi di Correctiv.org hanno meritoriamente messo in risalto il business grazie al quale prosperano le cliniche psichiatriche tedesche, che ottengono un sovvenzionamento medio pari a 250 euro al giorno per paziente. Ecco spiegato il continuo pressing su chiunque capiti loro a tiro affinché si ricoveri presso le loro strutture; ecco perché in Germania gli psichiatri abbondano e molti medici che non lo sono decidono di diventarlo. Se è un medico di famiglia a diventarlo, potendo egli stabilmente seguire un certo numero di pazienti, organizzerà sapientemente il “battage pubblicitario”, in modo da far passare e sedimentare negli assistiti l’idea che non c’è niente di male nel ricorrere a cure e strutture psichiatriche. Quando il martellamento delle coscienze è continuo ed è ammantato di (pseudo-)autorevolezza poiché perpetrato dai camici bianchi (figlia di questa subcultura è la celebre espressione “E chi te l’ha ordinato?! il medico?”), quel messaggio – come ci insegna la statistica – si trasforma in moda, diventa cioè l’elemento più ricorrente. Non c’è allora da stupirsi se nell’arco dell’ultimo decennio, in Germania, il numero di pazienti ricoverati in cliniche psichiatriche è aumentato del 28%. Ogni anno il numero di coloro che vi approdano è superiore alle 100.000 unità e chissà con quali fantasiose motivazioni…

Medici ed industria farmaceutica ringraziano sentitamente tutti gli sprovveduti che decidono di ricorrere allo psicoterapeuta ogni volta che incontrano una pur piccola difficoltà nella vita, non solo perché – come abbiamo visto – i motivi per ricoverare pazienti non mancano, ma anche perché c’è la possibilità di farmacologizzare questi ultimi a vita, esattamente come accade ai malati di AIDS, che attendono invano e da decenni un vaccino che sembra chiamarsi Godot. Gli psicofarmaci, ormai prescritti con facilità estrema anche ai bambini, presentano effetti collaterali così importanti da stravolgere ritmi biologici e vita di chi li assume e da essere talvolta, proprio per tale motivo, somministrati. Lo stato di salute generale e la qualità della vita dei pazienti regrediscono, mentre il problema che il medico intendeva risolvere con la sua prescrizione viene al massimo rimosso, che è cosa ben diversa. A tal proposito basta affacciarsi in una clinica psichiatrica o anche venire a contatto con una persona in cura con gli psicofarmaci per rendersi conto che in quegli animi regna, il più delle volte e a seconda dei casi, insoddisfazione, infelicità, intontimento…

“Alle montagne della follia” di H. P. Lovecraft; concept di Ivan Laliashvili lovecraft-at_the_mountains_of_madness_7_by_ivany86

Qualcuno che se la ride però c’è. Come gli sciacalli che mossi dal celebre “mors tua vita mea” se la ridono durante i terremoti, medici e industria del farmaco si fregano adeguatamente le mani. Per un’impresa la diffusione e la vendita di un prodotto sono le migliori armi per massimizzare i profitti. Nel 2014, in Germania, c’è stata una vera e propria esplosione della spesa per farmaci: +10%, da 32,1 a 35,4 miliardi di euro. Alla base di queste cifre vi è anche quello che è stato definito “das pharmafreundliche Klima” dell’attuale governo Merkel; un clima, appunto, favorevole – nel senso che sono stati fatti veri e propri favori – all’industria farmaceutica. A questa temperie contribuiscono attivamente anche i medici, i quali, nel momento in cui prescrivono un farmaco, non è detto stiano pensando a ciò che più fa al caso del paziente. Se, ad esempio, quel farmaco rientra in un programma – stabilito dalla casa farmaceutica – di osservazione sui suoi utilizzi e somministrazioni, paradossalmente di quel medicinale ne avrà più bisogno il medico che il paziente. Per tali programmi, infatti, le case farmaceutiche pagano ai medici tedeschi svariate centinaia di euro a paziente. In media, il “pensierino” nel corso del 2014 è stato pari a 669 euro a paziente, con circa 71.000 medici che hanno ricevuto contributi non solo per i suddetti programmi, ma anche a titolo di onorari per conferenze e rimborso spese per corsi di aggiornamento e pernottamenti in albergo, così da far raggiungere a tali trasferimenti quota 575 milioni di euro. La maggior parte dei camici bianchi, dopo aver afferrato il maltolto, scappa pure, rifiutandosi di far conoscere al pubblico le proprie generalità e dimostrando in tal modo di non avere la coscienza a posto. Un po’ di sana inquietudine dovrebbe invece animare, nel caso venissero correttamente informati, quell’1,7 milioni di pazienti utilizzati come cavie o mezzi per raggiungere altri biechi fini e interessati da queste pratiche di carattere tutt’altro che scientifico. Essi non sono posti al centro del sistema, poiché questo si nutre di rapporti venali e di convenienza, che devono a loro volta edificare carriere, emolumenti, profitti e produrre benefici tangibili in primis per gli operatori del settore: insomma, per un sistema, il massimo dell’autoreferenzialità. “Keiner ist so nett wie der Pharmareferent“, “Nessuno è gentile quanto l’informatore del farmaco” titolava efficacemente un articolo del luglio scorso di Correctiv. Il sentiment è provato: perché negarlo?

Servile sanità criminale in Canada e negli USA

“Mi asterrò dal recar danno e offesa.”

“E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro.”

(Dal Giuramento di Ippocrate)

Quante volte, nel momento del bisogno, abbiamo messo la nostra salute e, in certi casi, la nostra stessa vita nelle mani di un medico o di una struttura sanitaria? Ebbene, occorre sapere ed essere coscienti del fatto, nella stragrande maggioranza dei casi, la persona umana, la sua salute e il suo diritto alla vita non sono al centro delle attenzioni di chi, per motivi professionali, dovrebbe occuparsene. L’acclarato ruolo ancillare svolto dai sistemi e dagli operatori sanitari al servizio di esigenze, contingenze e talora ordini imperiali è ormai un cancro che pervade sempre più un cruciale ambito di servizi alla persona; cruciale perché incide potentemente sulla qualità della vita di chi se ne avvale. Sarebbero necessarie profonde riforme – se non addirittura una rivoluzione culturale – per smantellare, nella migliore delle ipotesi, ignoranza e pregiudizi, quando non addirittura cinismo, carrierismo, potentati occulti e mafiosi, ricerca smaniosa e (parrebbe proprio il caso di dirlo) morbosa del profitto, che ormai costituiscono le fondamenta di una sanità decisamente malata. Il danno e il disprezzo che riceve il paziente sono una “naturale” conseguenza di questo sistema apertamente criminogeno e dis-umano.

Qualcuno potrebbe pensare che le problematiche appena richiamate siano tipiche di Paesi che hanno sempre investito molto poco nella sanità, che hanno sistemi educativi ed universitari deboli e deficitari, che patiscono elevati e diffusi livelli di corruzione o nei quali, per i motivi più disparati, la vita umana conta meno di zero. Niente di più sbagliato. Scriverò del caso tedesco in un post successivo, mentre oggi mi soffermerò sul Nord America e le sue inoccultabili miserie. E’ negli Stati Uniti e nel Canada, infatti, che sono state scientificamente implementate, col supporto e la partecipazione di medici e scienziati, politiche di sterminio e sperimentazioni a danno dei nativi americani. E’ lì, quindi, che sono state scritte macabre pagine di quel razzismo istituzionale che ho già avuto modo di trattare, per altri motivi, nel primo post di questo blog. In particolare, in Canada, negli anni Quaranta del secolo scorso, il governo elaborò e mise in atto un programma di sperimentazioni da condurre sui bambini indigeni delle scuole residenziali (veri e propri ghetti di Stato gestiti dal clero cattolico), programma che portò alla malnutrizione delle cavie, alla sospensione delle cure dentistiche e alla sterilizzazione di ragazzine indigene. Ai danni subiti da tali soggetti indifesi e perseguitati fecero da contraltare i benefici che ricevettero le carriere dei ricercatori e nutrizionisti coinvolti.

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Negli Stati Uniti, invece, le sterilizzazioni forzate a danno di uomini e donne sono state attuate sia nelle carceri che, subdolamente, negli ospedali, ad esempio in occasione dei parti. Secondo il Center for Investigative Reporting (CIR), solo dal 2006 al 2010 nelle carceri californiane sarebbero state sterilizzate ben 150 detenute. Come si vede sono pratiche lesive della persona e dei suoi più basilari diritti umani, produttrici di danni irreversibili e che vengono impunemente portate innanzi fino ai giorni nostri. E’ bene inoltre sottolineare che nel quartier generale dell’Impero (ma non solo lì, visto che in fatto di psichiatria ha fatto da scuola al resto del mondo) se si è invisi all’autorità, da questa targetizzati o si finisce nelle mani di un medico spregiudicato e/o corrotto, si rischia l’ospedalizzazione psichiatrica forzata. Non importa se non si è pericolosi o non si sono commessi reati; l’importante è distruggere l’individuo (con tanti saluti ad Ippocrate, ovviamente). Il potere del medico è così sfacciatamente ampio che può persino trattenere a tempo indeterminato il paziente che ha accettato o richiesto di sua sponte il ricovero o che è stato ricoverato su richiesta della famiglia poiché minorenne. Questi potenti servi dell’Impero – tali perché acconsentono quotidianamente ad irrazionali se non criminali richieste delle autorità oltre che alle varie politiche dell’industria del farmaco – si arrogano così il diritto di affossare deliberatamente esseri umani, devitalizzandoli con le loro terapie e facendone degli zombieNessuno si azzarda a far loro le pulci o a sentenziare sul loro operato; sono invece loro a sentenziare sugli altri, a stigmatizzare il malcapitato di turno, a calunniarlo senza remora alcuna, sia durante l’esercizio della professione che in eventuale sede processuale, dove ciò che dice il medico può avere un peso decisivo nella formazione della sentenza. E tranquilli: la grandinata non è ancora finita…