Alla ricerca (globale) della pace e della sovranità perdute

Dal 16 al 18 Novembre scorsi si è tenuta, a Dublino, la prima Conferenza Internazionale contro le Basi Militari USA/NATO, partecipata da attivisti e rappresentanti di organizzazioni provenienti da tutti i continenti, uniti dai principi statuiti nella Dichiarazione di Unità sottoscritta. Si è quindi realizzata una condivisione di saperi ed esperienze tra intellettuali e militanti impegnati a denunciare aggressioni e morti, nonché i danni alla salute e ambientali causati dalla presenza di basi militari straniere sul suolo dei Paesi “ospitanti”. Ferma restando la contrarietà dei partecipanti ad ogni installazione non direttamente riconducibile al Paese nel quale è insediata, sono le basi USA/NATO a destare le maggiori preoccupazioni, a esser considerate la principale minaccia alla pace e all’umanità e delle quali si chiede la chiusura tout court, essendo in chiara violazione del diritto internazionale e dello Statuto delle Nazioni Unite.

E’ stata rimarcata la necessità di porre al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica taluni luoghi (Guantanamo, Ramstein), Paesi (Italia, Giappone, Corea del Sud) e comandi militari (AFRICOM), così come di adottare comuni iniziative globali a partire dall’anno prossimo, quando tra l’altro ricorrerà il 70° anniversario dalla fondazione dell’Alleanza Atlantica. E’ stata infine espressa solidarietà al popolo cubano, che da decenni lotta per riappropriarsi del territorio di Guantanamo, illegalmente occupato dagli Stati Uniti. Proprio lì, a Cuba, dal 4 al 6 Maggio 2019 si svolgerà il Sesto Seminario per la Pace e l’Abolizione delle Basi Militari all’Estero, organizzato dal Movimento Cubano per la Pace e la Sovranità dei Popoli (MOVPAZ).

Un “governo del cambiamento” serio metterebbe subito in pratica quanto proposto a Dublino o spenderebbe perlomeno tutte le sue energie nell’intento di farlo (sarebbe già questo un discreto recupero di sovranità!) e guarderebbe con attenzione all’agenda ivi delineata. Peccato che quel governo, almeno in Italia, non sia attualmente in carica…

Okinawa

Di seguito il comunicato stampa emanato dai partecipanti alla conferenza.

Press Communiqué of the First International Conference Against US/NATO Military Bases

The first International Conference against US/NATO Military Bases was held on November 16-18, at the Liberty Hall in Dublin, Ireland. The conference was attended by close to 300 participants from over thirty-five countries from around the world. Speakers representing countries from all continents, including Cuba, Argentina, Brazil, Colombia, United States, Italy, Germany, Portugal, Greece, Cyprus, Turkey, Poland, United Kingdom, Ireland, Czech Republic, Israel, Palestine, Kenya, D. R. Congo, Japan and Australia, made presentations at the conference.

This conference was the first organized effort by the newly formed Global campaign against US/NATO Military Bases, created by over 35 peace, justice and environmental organizations and endorsed by over 700 other organizations and activists from around the world. What brought all of us together in this International Conference was our agreement with the principles outlined in the Global Campaign’s Unity Statement, which was endorsed by the Conference participants.

The participants in the Conference heard from and shared with representatives of organizations and movements struggling for the abolition of foreign military bases from around the world about the aggressions, interventions, death, destruction, and the health and environmental damages that the military bases have been causing for the whole humanity along with the threats and violation to the sovereignty of the “host” countries.

The participants and organizers of the conference agreed as a matter of principle that while they oppose all foreign military bases, they consider the close to 1,000 US/NATO military bases established throughout the world, which constitute the main pillars of global imperialist domination by US, NATO and EU states, as the main threat to peace and humanity, and must all be closed. The NATO states’ military bases are the military expression of imperialist intervention in the lives of sovereign countries on behalf of the dominant, financial, political, and military interests, for the control of energy resources, transport roads, markets and spheres of influence, in clear violation of international law and the United Nations Charter.

The participants in the Conference call upon the organizations and movements who agree on the above to work closely with each other in a coordinated manner as a part of the Global Campaign to organize and mobilize the public around the world against US/NATO military bases.

While we call for the closure of all US/NATO military bases, we consider the closure of bases and military installations in certain countries and areas as needing special attention by the international movement. These, for example, include the Guantanamo US base in Cuba, the US bases in Okinawa and South Korea, the US Base in Ramstein/Germany, Serbia, the old and new US/NATO bases in Greece and Cyprus, the establishment of the new US African Command (AFRICOM) with its affiliated military bases in Africa, the numerous NATO bases in Italy and Scandinavia, the Shannon airport in Ireland, which is being used as a military base by US and NATO, and the newly established bases by the United States, France and their allies on and around the Syrian soil.

In order to continue our joint Global Campaign in solidarity with the just causes of the peoples in their struggle against foreign military aggression, occupation and interference in their internal affairs, and the devastating environmental and health impacts of these bases the participants agreed to recommend and to support coordinated actions and initiatives in the coming year (2019) which shall strengthen the global movement to expand the actions and cooperation while moving forward.

As a step toward this goal, the conference supports the global mass mobilizations against NATO’s 70th anniversary Summit in Washington DC, on April 4, 2019 and respective protests in the NATO member states and worldwide.

We declare our solidarity with the Cuban people’s decades-long efforts to take back their Guantanamo territory, illegally occupied by the United States, and declare our support for the Sixth International Seminar for Peace and the Abolition of Foreign Military Bases, organized by MOVPAZ for May 4-6, 2019, in Guantanamo, Cuba.

The participants express their most sincere thanks and gratitude to the Peace and Neutrality Alliance (PANA) Ireland, for their generous hospitality and support in hosting this historic Conference.

Adopted by the participants at the 
First International Conference Against US/NATO Military Bases 
November 18, 2018 
Dublin, Ireland

Storie da Fortezza Europa

“La verità autentica è sempre inverosimile. Per renderla più credibile bisogna assolutamente mescolarvi un po’ di menzogna” (Fedor Dostoevskij)

“Non dimenticate l’ospitalità. Alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo” (Lettera gli Ebrei)

E’ appena trascorsa la Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato dell’anno di grazia 2018, ma, etichette e buoni propositi a parte, essere stranieri in terra altrui rimane impresa non facile, soprattutto se le istituzioni statali continuano a difendere “senza se e senza ma” i diritti reali come la proprietà privata, calpestando invece con protervia i diritti umani.

Ne parlo dal basso della mia esperienza, nel senso che la stessa, giovedì scorso, ha toccato un fondo che deve far davvero riflettere. Ero già da due notti in albergo, l’S16 di Monaco di Baviera, dato che mesi di ricerca di un’abitazione avevano prodotto il nulla (ti ricordo che, se lo vuoi, puoi eseguire una piccola donazione cliccando qui). E non poteva essere diversamente, visto che i siti web e le pagine Facebook sulle quali navigo sono sempre la versione “The Truman Show” di quella ufficiale, sapientemente tagliate su misura per me da quelli che l’internet l’hanno creato e possono distruggerlo quando vogliono (quella dei mirror sites è una problematica comune a molti Targeted Individuals). Dopo aver messo in atto già il giorno prima una pratica commerciale scorretta con fini facilmente intuibili, il gestore dell’albergo (questo almeno sembra sia la sua posizione, sebbene dalle foto del sito della struttura che qui pubblico non si riescano a evincere – a differenza del 99% dei siti tedeschi di attività commerciali – informazioni al riguardo) è entrato di forza nella mia stanza, mettendomi le mani addosso, strattonandomi e colpendomi ripetutamente, puntandomi lo smartphone in faccia. Ha quindi chiamato la polizia e ha continuato a minacciarmi con atteggiamenti da bullo, ripetendo più volte “Ora ti faccio vedere come si usa fare qui in Germania!“. In un momento in cui ero fuori dalla stanza, ne ha inoltre chiuso la porta impedendomi di prendere i miei effetti personali.

Hotel S16

L’arrivo e il successivo operato dei poliziotti (per parità di genere, un uomo e una donna…) è stato di esclusivo aiuto al picchiatore, visto che non hanno voluto sentire le mie ragioni e versione di quanto appena accaduto e mi hanno ordinato di liberare la stanza, in questo assecondando il volere del gestore. Toni verbali aggressivi con l’intento di zittire un cittadino dell’Unione Europea e minacce di incriminazione (per cosa?) non hanno fatto altro che confermare quanto mi era già noto: la polizia tedesca non ha alcun rispetto dell’essere umano in quanto tale e dei suoi diritti più elementari! Quella di Monaco di Baviera, in particolare, ha preso parte ad operazioni di stalking organizzato ai miei danni, ha ignorato le mie notifiche relative a violazioni dei diritti umani di civili innocenti e disarmati e ad attacchi condotti con armi elettromagnetiche e neurologiche e non ha riposto ai miei reclami per mancata assistenza in casi di emergenza. Avranno trovato ispirazione (o specifiche direttive?) nella peggiore politica, come verrebbe da pensare guardando all’operato del Ministro degli Interni Thomas de Maizière in fatto di “terrorismo elettromagnetico”.

Dato che la forza pubblica tedesca stava facendo male il suo mestiere, anzi non lo stava facendo affatto visto che stava svolgendo funzioni giudicanti, e si era ricreata una situazione di assoluta e ingiustificata coercizione nei miei confronti, ho chiamato il consolato italiano. Il funzionario che ha risposto al telefono, che conosceva già la mia situazione, anziché assumere un atteggiamento di ferma protesta nei confronti della polizia e prendere le mie difese, con atteggiamento notarile si è limitato a fare da interprete, cosa della quale non avevo nessun bisogno. “Si metta un avvocato!”, mi sono sentito dire dall’emissario della Farnesina. “Se vuole una difesa, se la paghi di tasca sua!”, traduco ora io… La naturale conseguenza di tali comportamenti pilateschi è che i cittadini pagano due volte! Inoltre, beneficiare di generosi stipendi, indennità e privilegi solo per rinnovare qualche documento di identità e senza prendersi le dovute responsabilità rappresenta uno schiaffo a tanti connazionali che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, lavorando magari in condizioni di estrema precarietà. Ma di tanta autoreferenzialità sembrano vivere i consolati e le ambasciate italiane all’estero…

L’infausta serata si è conclusa con l’estorsione ai miei danni di 40 euro (condita ovviamente da benedizione e minaccia poliziesca) e con la cacciata dall’albergo sebbene avessi diritto a trascorrevi un’altra notte (già pagata al momento della prenotazione). Il gestore si è quindi abbandonato a provocazioni di vario genere e ha dimostrato di conoscere diversi dettagli della mia vita che non ero stato di certo io a riferirgli. Il tutto fa pensare ad un’operazione premeditata e organizzata per creare ulteriori problemi ad una persona con passaporto straniero che è già nel mirino, non china la testa davanti a nessuno, risponde a tono ai mafiosi e alle loro quotidiane prevaricazioni, svolge attivismo a più livelli e, ormai da quasi una settimana, è senza casa.

Vite illegali sulla rotta Centro America-USA

Nel tardo pomeriggio di ieri, a Monaco di Baviera, presso il Ligsalz8, ho preso parte ad un incontro pubblico organizzato dall’Oekumenisches Buero fuer Frieden und Gerechtigkeit dal titolo “Ninguna vida es ilegal“, che ha avuto come relatori due attivisti centroamericani per i diritti dei migranti, Angela Sanbrano e Luis Lopez. La prima è nata a Ciudad Juarez, in Messico, ma vive ormai da lungo tempo negli Stati Uniti, dove è stata attiva in diverse organizzazioni e reti per la difesa dei migranti come il CISPES (Committee in Solidarity with the People of El Salvador) e il CARECEN (Central American Resource Center) ed ha preso parte all’organizzazione della imponente immigrant rights march tenutasi a Los Angeles nel 2006. Luis Lopez è invece membro del COFAMIDE (Comité de Familiares de Migrantes Fallecidos y Desaparecidos de El Salvador) e dal 2009 prende parte a carovane di parenti dei migranti scomparsi in Messico.

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Appena arrivato sono stato attaccato alla testa per mezzo di armi ad energia diretta e sedato a distanza. Fortunatamente sono riuscito a resistere agli attacchi (che vengono puntualmente messi in atto ogni volta che prendo parte ad eventi simili), dato che l’incontro si è poi rivelato molto interessante e ricco di spunti di riflessione. La mia intenzione di arricchire ulteriormente il blog è stata più forte di quelle di coloro i quali cercano deliberatamente di arrecar danno alla mia salute ed isolarmi. Se lo ritieni opportuno, ora o al termine della lettura puoi anche effettuare una piccola donazione a mio favore cliccando qui.

Angela Sanbrano ha subito messo in evidenza l’ostilità di Donald Trump nei confronti dei migranti provenienti dal Centro America e stabilitisi negli USA ed il fatto che il linguaggio dell’Imperatore ha fornito a razzisti e suprematisti bianchi il nulla osta al compimento di crimini a sfondo xenofobo. Al riguardo ha però intelligentemente aggiunto che il livore manifestato dall’attuale amministrazione si è innestato su una situazione già di per sé infelice, visto che Barack Obama, nel tentativo di scendere a patti con i repubblicani, è stato il presidente statunitense che, rispetto ai suoi predecessori, ha espulso più migranti. Quanto occorre stare attenti a coloro i quali si dimostrano animati da spirito bipartisan! L’annotazione su Obama non mi ha naturalmente colto di sorpresa, avendo già scritto più di un anno fa della violenza poliziesca e del razzismo istituzionale nei confronti delle minoranze presenti negli USA ai tempi dell’ormai ex Imperatore. Il suo successore ora promette di espellere 11 milioni di immigrati undocumented, cioè “clandestini”. Nel frattempo sono già realtà i 637 “centri di accoglienza” per migranti con caratteristiche di vere e proprie prigioni, all’interno dei quali sono detenute oltre 300.000 persone. A settembre di quest’anno Trump ha inoltre interrotto la policy di regolarizzazione temporanea per minori ispirata al cosiddetto DACA (Deferred Action for Childhood Arrivals), esponendo ai rischi di una possibile espulsione circa 800.000 beneficiari. Potremmo dire che i Dreamers sono in preda agli incubi… L’amministrazione a stelle e strisce è anche intenzionata a non rinnovare il TPS (Temporary Protected Status) per gli immigrati provenienti dal Centro America. I migranti sono praticamente tra incudine e martello, poiché a questa politica fatta di odio e respingimenti da parte del Paese di destinazione vanno aggiunte le motivazioni per le quali hanno lasciato i loro Paesi di origine: oltre a pessime condizioni economiche, guerre civili, terremoti, uragani (è stato ad esempio ricordato Mitch, che ha colpito il Centro America nel 1998) e fenomeni di criminalità made in USA come le famigerate pandillas.

Luis Lopez ha informato il pubblico su scopi e attività della sua organizzazione, che chiede sostanzialmente rispetto dei diritti dei migranti e verità, giustizia e riparazioni per le loro famiglie. A queste ultime le cosiddette autorità non portano affatto il rispetto che sarebbe dovuto per le vere e proprie tragedie che vivono. E’ così accaduto che, invece delle spoglie dei propri cari, venissero loro restituiti dei sacchi di sabbia o comunque parti di corpi di estranei. Al fine di agevolare i processi di identificazione dei migranti tra i resti umani presenti in Messico e negli Stati Uniti, nell’agosto del 2010 COFAMIDE ha firmato un accordo con controparti istituzionali e non per la creazione della prima Banca Genetica Forense. Sono purtroppo ancora numerose le fosse comuni contenenti resti di migranti che non sono state localizzate. Tristemente noto al riguardo, invece, è il massacro di Tamaulipas, in Messico, che nel 2010 vide l’esecuzione di massa di 72 persone ad opera del cartello della droga dei Los Zetas. COFAMIDE cerca anche di esercitare pressioni su politici e istituzioni affinché questi vengano incontro alle richieste delle famiglie dei migranti, ma le promesse che scaturiscono da tale attività di advocacy spesso non vengono mantenute. Una storia sentita già tante, troppe volte…

Gang-stalking, retroterra di un crimine organizzato

E’ costantemente in aumento il numero di coloro i quali denunciano operazioni di gang-stalking ai propri danni. Di cosa stiamo parlando? Molto semplicemente di ciò che da sempre riesce meglio al potere e cioè perseguitare, nel caso specifico a mezzo di stalking organizzato al quale partecipano una pluralità di stalkers, che seguono, spiano, disturbano, molestano, minacciano il soggetto-obiettivo. Alle modalità operative adottate da queste nient’affatto simpatiche canaglie dedicherò poi un successivo articolo.

La persecuzione nei confronti del Targeted Individual (TI) può essere avviata per i motivi più disparati oppure un vero motivo può persino non esserci. Nel mio caso, ad esempio, l’elemento scatenante è stato un litigio con un mafioso (il cui nome è rimasto ovviamente ignoto, nonostante le mie denunce) che evidentemente aveva “amicizie” e conoscenze molto “in alto”, soprattutto impensabili e inconfessabili se si considera che i registi di queste operazioni sono corpi di polizia, servizi segreti, militari, agenzie di intelligence, ecc. Il mio caso dimostra inoltre come Stato ed anti-Stato non si siano mai veramente combattuti – anzi quando vi è utilità reciproca addirittura collaborano – e ci dice anche – mi si consenta la brevissima digressione – che, almeno in Italia, la celebre “trattativa Stato-mafia” non può essere considerata un’ipotesi assurda.

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Dato che gli Stati Uniti sono leader mondiali nel campo oggetto del presente post, non è difficile capire che tutti i Paesi appartenenti o comunque gravitanti nell’orbita NATO sono molto insicuri in quanto totalmente proni (appecoronati, occorrerebbe dire…) a tutte le richieste che arrivano dal quartier generale dell’Impero. Tuttavia, per ovvi motivi anche di carattere tecnologico, il fatto di rifugiarsi su un’isoletta sperduta nell’oceano non risolve il problema, che è POLITICO. E’ politico perché la politica, in particolare chi ci governa, “copre” queste operazioni, ne tace l’esistenza (l’ex premier Matteo Renzi, da me interpellato al riguardo, ha sempre omesso di rispondermi) e allo stesso tempo le finanzia, dato che i fondi a disposizione di questa rete terroristica internazionale non piovono dal cielo, ma sono semplicemente “fuori bilancio”, motivo per il quale non vi è rendicontazione alcuna su quello che è il loro spregiudicato e criminale utilizzo. Il tutto alla faccia di quei poveri fessi che pagano le tasse per intero. Sì, per intero, perché poi ci sono i dritti, che si assicurano invece forti abbattimenti d’imposta collaborando alle operazioni di gang-stalking.

La convenienza nell’essere uno stalker o comunque un informatore è innanzitutto economica e ciò spiega il sempre elevato numero di persone coinvolte in dette operazioni. Si badi bene che non mi sto riferendo solo alla retribuzione diretta per l’operato svolto, che ad ogni modo c’è e va tenuta in conto. E’ necessario infatti mettere sul piatto della bilancia anche risparmi e privilegi elargiti. In Germania, ad esempio, esiste la cosiddetta Spitzelsteuer, vale a dire l’imposta della spia, che prevede un prelievo agevolato del 10% per chiunque agisca da informatore della polizia o delle agenzie di intelligence. Parliamo di un trattamento fiscale molto vantaggioso se si considera che l’aliquota fiscale più bassa prevista dall’ordinamento tributario tedesco è pari al 14%, mentre se si è particolarmente benestanti si può arrivare a pagare fino al 45% di imposte sul reddito. In un mondo in cui la brama di denaro non conosce limiti, questi meccanismi permettono di arruolare sempre più criminali impenitenti, che con totale assenza di scrupoli e certi della loro impunità (se non è un privilegio questo…) compiono quotidiane violazioni di diritti umani nelle nostre pseudo-democrazie.

Tutti pazzi per la Germania?

Paesi europei come la Germania hanno coscientemente scelto ed alimentato il sistema criminogeno di cui ho già scritto nel post precedente, legalizzandolo e finanziandolo cospicuamente. L’anno scorso, ad esempio, i giornalisti investigativi di Correctiv.org hanno meritoriamente messo in risalto il business grazie al quale prosperano le cliniche psichiatriche tedesche, che ottengono un sovvenzionamento medio pari a 250 euro al giorno per paziente. Ecco spiegato il continuo pressing su chiunque capiti loro a tiro affinché si ricoveri presso le loro strutture; ecco perché in Germania gli psichiatri abbondano e molti medici che non lo sono decidono di diventarlo. Se è un medico di famiglia a diventarlo, potendo egli stabilmente seguire un certo numero di pazienti, organizzerà sapientemente il “battage pubblicitario”, in modo da far passare e sedimentare negli assistiti l’idea che non c’è niente di male nel ricorrere a cure e strutture psichiatriche. Quando il martellamento delle coscienze è continuo ed è ammantato di (pseudo-)autorevolezza poiché perpetrato dai camici bianchi (figlia di questa subcultura è la celebre espressione “E chi te l’ha ordinato?! il medico?”), quel messaggio – come ci insegna la statistica – si trasforma in moda, diventa cioè l’elemento più ricorrente. Non c’è allora da stupirsi se nell’arco dell’ultimo decennio, in Germania, il numero di pazienti ricoverati in cliniche psichiatriche è aumentato del 28%. Ogni anno il numero di coloro che vi approdano è superiore alle 100.000 unità e chissà con quali fantasiose motivazioni…

Medici ed industria farmaceutica ringraziano sentitamente tutti gli sprovveduti che decidono di ricorrere allo psicoterapeuta ogni volta che incontrano una pur piccola difficoltà nella vita, non solo perché – come abbiamo visto – i motivi per ricoverare pazienti non mancano, ma anche perché c’è la possibilità di farmacologizzare questi ultimi a vita, esattamente come accade ai malati di AIDS, che attendono invano e da decenni un vaccino che sembra chiamarsi Godot. Gli psicofarmaci, ormai prescritti con facilità estrema anche ai bambini, presentano effetti collaterali così importanti da stravolgere ritmi biologici e vita di chi li assume e da essere talvolta, proprio per tale motivo, somministrati. Lo stato di salute generale e la qualità della vita dei pazienti regrediscono, mentre il problema che il medico intendeva risolvere con la sua prescrizione viene al massimo rimosso, che è cosa ben diversa. A tal proposito basta affacciarsi in una clinica psichiatrica o anche venire a contatto con una persona in cura con gli psicofarmaci per rendersi conto che in quegli animi regna, il più delle volte e a seconda dei casi, insoddisfazione, infelicità, intontimento…

“Alle montagne della follia” di H. P. Lovecraft; concept di Ivan Laliashvili lovecraft-at_the_mountains_of_madness_7_by_ivany86

Qualcuno che se la ride però c’è. Come gli sciacalli che mossi dal celebre “mors tua vita mea” se la ridono durante i terremoti, medici e industria del farmaco si fregano adeguatamente le mani. Per un’impresa la diffusione e la vendita di un prodotto sono le migliori armi per massimizzare i profitti. Nel 2014, in Germania, c’è stata una vera e propria esplosione della spesa per farmaci: +10%, da 32,1 a 35,4 miliardi di euro. Alla base di queste cifre vi è anche quello che è stato definito “das pharmafreundliche Klima” dell’attuale governo Merkel; un clima, appunto, favorevole – nel senso che sono stati fatti veri e propri favori – all’industria farmaceutica. A questa temperie contribuiscono attivamente anche i medici, i quali, nel momento in cui prescrivono un farmaco, non è detto stiano pensando a ciò che più fa al caso del paziente. Se, ad esempio, quel farmaco rientra in un programma – stabilito dalla casa farmaceutica – di osservazione sui suoi utilizzi e somministrazioni, paradossalmente di quel medicinale ne avrà più bisogno il medico che il paziente. Per tali programmi, infatti, le case farmaceutiche pagano ai medici tedeschi svariate centinaia di euro a paziente. In media, il “pensierino” nel corso del 2014 è stato pari a 669 euro a paziente, con circa 71.000 medici che hanno ricevuto contributi non solo per i suddetti programmi, ma anche a titolo di onorari per conferenze e rimborso spese per corsi di aggiornamento e pernottamenti in albergo, così da far raggiungere a tali trasferimenti quota 575 milioni di euro. La maggior parte dei camici bianchi, dopo aver afferrato il maltolto, scappa pure, rifiutandosi di far conoscere al pubblico le proprie generalità e dimostrando in tal modo di non avere la coscienza a posto. Un po’ di sana inquietudine dovrebbe invece animare, nel caso venissero correttamente informati, quell’1,7 milioni di pazienti utilizzati come cavie o mezzi per raggiungere altri biechi fini e interessati da queste pratiche di carattere tutt’altro che scientifico. Essi non sono posti al centro del sistema, poiché questo si nutre di rapporti venali e di convenienza, che devono a loro volta edificare carriere, emolumenti, profitti e produrre benefici tangibili in primis per gli operatori del settore: insomma, per un sistema, il massimo dell’autoreferenzialità. “Keiner ist so nett wie der Pharmareferent“, “Nessuno è gentile quanto l’informatore del farmaco” titolava efficacemente un articolo del luglio scorso di Correctiv. Il sentiment è provato: perché negarlo?