5G: a chi giova?

Anche sul tema del 5G i media mainstream continuano a fare propaganda sulla nostra pelle. Chiunque segua i principali organi di (dis)informazione nazionali ed esteri avrà notato che della tecnologia in questione si parla solo (o quasi esclusivamente) in quanto motivo di conflitto tra USA e Cina. La rappresentazione in termini esclusivamente commerciali di questa guerra che ha al centro il colosso Huawei è figlia del consumismo imperante a livello mondiale e occulta quelle verità più scomode che invece andrebbero quanto prima disvelate se si ha a cuore il proprio destino, quello dell’intero genere umano, del pianeta sul quale viviamo e della possibilità che un giorno si affermi finalmente la pace tra i popoli.

La NATO, ad esempio, quell’alleanza militare che qualcuno inizia a dare per morta, sembra in realtà sicura di vivere ancora a lungo visto il suo interesse per il 5G, dichiarato – nero su bianco – in occasione del recente summit di Londra. Il motivo è presto detto: come ha scritto Manlio Dinucci sul Manifesto, “le più importanti applicazioni del 5G saranno realizzate non in campo civile ma in campo militare. Così, il Pentagono potrà utilizzarlo (a costi minori rispetto a quelli che si sarebbero sostenuti se fosse stato progettato a soli fini militari) per impiegare armi ipersoniche o sistemi di difesa contro l’uso di tali armi e per facilitare le comunicazioni tra reparti o singoli soldati nella battle network. Ne beneficeranno pure servizi segreti e corpi speciali, i cui sistemi di controllo e spionaggio diverranno più efficaci. I finanziamenti alla guerra del futuro saranno anche indiretti e proverranno – in quest’ultimo caso – dalle tasche degli acquirenti di smartphone 5G (e qui ritorna l’importanza del consumismo per le élites dominanti).

Stop 5G

Importanti ricadute sull’ambiente e la qualità della vita di ciascuno di noi sono tuttavia già riscontrabili. Gli spazi verdi delle nostre città, ad esempio, sono a rischio da quando – e vengo specificamente all’Italiaalcuni sindaci hanno iniziato a spingere sull’acceleratore per avviare forme di sperimentazione (ovviamente non dichiarata) della tecnologia 5G. L’abbattimento sempre più frequente di molti alberi viene goffamente giustificato dalle amministrazioni comunali con inverosimili problemi di sicurezza e confinato dai media mainstream nelle pagine della cronaca locale, impedendo così all’opinione pubblica di prendere coscienza del problema ed “unire i puntini”. Mi farebbe sinceramente piacere se un grande movimento come Fridays For Future, partecipato da tanti giovani che manifestano a favore dell’ambiente e con l’intento di salvare il pianeta, fosse meno silente di quanto lo è stato sinora su un tema come quello del 5G…

Trovo invece lodevole e quindi degna di nota l’importante iniziativa di un’associazione, il Coordinamento nazionale Nuove Antenne (CO.N.N.A.), che ha inviato una lettera a firma del suo presidente, Mario Albanesi, a tutti i sindaci d’Italia, invitandoli a vestire i panni di difensori dei cittadini dei loro comuni e mettendoli in guardia dai rischi socio-economici, per la salute e di produzione di nuovi rifiuti cui andremmo incontro qualora il 5G non venisse fermato. Posto pertanto qui, in maniera quasi integrale, il testo della lettera.

[…] E’ in atto, dopo l’imposizione del fallimentare “digitale terrestre” un tentativo di dar luogo ad un terremoto nelle comunicazioni con l’adozione del 5G, affatto necessario al Paese, bisognoso di ben altri provvedimenti, ma funzionale solo agli affari delle grandi compagnie telefoniche multinazionali e a rafforzare ulteriormente il mainstream delle tre aziende nazionali televisive.

Oltre all’enorme sperpero di denaro avvenuto già una volta trasformando da un giorno all’altro l’intero parco ricevitori tv nazionale in rottami inquinanti a causa dell’adozione del digitale in alternativa all’analogico, l’attuale sistema 5G, oltre a prevedere la sostituzione di cellulari e smartphone, si vale dell’uso di frequenze altissime simili a quelle del mostruoso MUOS di Niscemi (Catania) che sono di sospetta nocività per la salute del genere umano. Non solo. Per consentire alle compagnie telefoniche di sfruttare questo nuovo business (tanto reclamizzato negli spot pubblicitari con un’enfasi esagerata), il governo imporrà entro due anni una seconda totale sostituzione dei televisori, mandando al macero quelli attualmente in uso, [..] decoder, antenne di ricezione e connessi.

Ai sindaci quindi, il compito di difendere i loro cittadini esercitando le dovute pressioni sul mondo politico volte ad una moratoria in direzione di sistemi di finta avanguardia tecnologica, favorendo manifestazioni, associazioni, gruppi ecologisti o altro decisi ad opporsi all’ennesima violenza ai danni dell’intera popolazione nazionale. Una delle più gravi.

Il nostro Coordinamento nazionale Nuove Antenne (CONNA), rigorosamente non profit, con il suo periodico mensile al suo 35° anno dalla sua fondazione […], forte della sua esperienza in campo radioelettrico è a disposizione come possibile punto di raccordo e di informazione.

Saranno gradite opinioni sull’argomento all’indirizzo info@conna.it. […]

Tutti pazzi per la Germania?

Paesi europei come la Germania hanno coscientemente scelto ed alimentato il sistema criminogeno di cui ho già scritto nel post precedente, legalizzandolo e finanziandolo cospicuamente. L’anno scorso, ad esempio, i giornalisti investigativi di Correctiv.org hanno meritoriamente messo in risalto il business grazie al quale prosperano le cliniche psichiatriche tedesche, che ottengono un sovvenzionamento medio pari a 250 euro al giorno per paziente. Ecco spiegato il continuo pressing su chiunque capiti loro a tiro affinché si ricoveri presso le loro strutture; ecco perché in Germania gli psichiatri abbondano e molti medici che non lo sono decidono di diventarlo. Se è un medico di famiglia a diventarlo, potendo egli stabilmente seguire un certo numero di pazienti, organizzerà sapientemente il “battage pubblicitario”, in modo da far passare e sedimentare negli assistiti l’idea che non c’è niente di male nel ricorrere a cure e strutture psichiatriche. Quando il martellamento delle coscienze è continuo ed è ammantato di (pseudo-)autorevolezza poiché perpetrato dai camici bianchi (figlia di questa subcultura è la celebre espressione “E chi te l’ha ordinato?! il medico?”), quel messaggio – come ci insegna la statistica – si trasforma in moda, diventa cioè l’elemento più ricorrente. Non c’è allora da stupirsi se nell’arco dell’ultimo decennio, in Germania, il numero di pazienti ricoverati in cliniche psichiatriche è aumentato del 28%. Ogni anno il numero di coloro che vi approdano è superiore alle 100.000 unità e chissà con quali fantasiose motivazioni…

Medici ed industria farmaceutica ringraziano sentitamente tutti gli sprovveduti che decidono di ricorrere allo psicoterapeuta ogni volta che incontrano una pur piccola difficoltà nella vita, non solo perché – come abbiamo visto – i motivi per ricoverare pazienti non mancano, ma anche perché c’è la possibilità di farmacologizzare questi ultimi a vita, esattamente come accade ai malati di AIDS, che attendono invano e da decenni un vaccino che sembra chiamarsi Godot. Gli psicofarmaci, ormai prescritti con facilità estrema anche ai bambini, presentano effetti collaterali così importanti da stravolgere ritmi biologici e vita di chi li assume e da essere talvolta, proprio per tale motivo, somministrati. Lo stato di salute generale e la qualità della vita dei pazienti regrediscono, mentre il problema che il medico intendeva risolvere con la sua prescrizione viene al massimo rimosso, che è cosa ben diversa. A tal proposito basta affacciarsi in una clinica psichiatrica o anche venire a contatto con una persona in cura con gli psicofarmaci per rendersi conto che in quegli animi regna, il più delle volte e a seconda dei casi, insoddisfazione, infelicità, intontimento…

“Alle montagne della follia” di H. P. Lovecraft; concept di Ivan Laliashvili lovecraft-at_the_mountains_of_madness_7_by_ivany86

Qualcuno che se la ride però c’è. Come gli sciacalli che mossi dal celebre “mors tua vita mea” se la ridono durante i terremoti, medici e industria del farmaco si fregano adeguatamente le mani. Per un’impresa la diffusione e la vendita di un prodotto sono le migliori armi per massimizzare i profitti. Nel 2014, in Germania, c’è stata una vera e propria esplosione della spesa per farmaci: +10%, da 32,1 a 35,4 miliardi di euro. Alla base di queste cifre vi è anche quello che è stato definito “das pharmafreundliche Klima” dell’attuale governo Merkel; un clima, appunto, favorevole – nel senso che sono stati fatti veri e propri favori – all’industria farmaceutica. A questa temperie contribuiscono attivamente anche i medici, i quali, nel momento in cui prescrivono un farmaco, non è detto stiano pensando a ciò che più fa al caso del paziente. Se, ad esempio, quel farmaco rientra in un programma – stabilito dalla casa farmaceutica – di osservazione sui suoi utilizzi e somministrazioni, paradossalmente di quel medicinale ne avrà più bisogno il medico che il paziente. Per tali programmi, infatti, le case farmaceutiche pagano ai medici tedeschi svariate centinaia di euro a paziente. In media, il “pensierino” nel corso del 2014 è stato pari a 669 euro a paziente, con circa 71.000 medici che hanno ricevuto contributi non solo per i suddetti programmi, ma anche a titolo di onorari per conferenze e rimborso spese per corsi di aggiornamento e pernottamenti in albergo, così da far raggiungere a tali trasferimenti quota 575 milioni di euro. La maggior parte dei camici bianchi, dopo aver afferrato il maltolto, scappa pure, rifiutandosi di far conoscere al pubblico le proprie generalità e dimostrando in tal modo di non avere la coscienza a posto. Un po’ di sana inquietudine dovrebbe invece animare, nel caso venissero correttamente informati, quell’1,7 milioni di pazienti utilizzati come cavie o mezzi per raggiungere altri biechi fini e interessati da queste pratiche di carattere tutt’altro che scientifico. Essi non sono posti al centro del sistema, poiché questo si nutre di rapporti venali e di convenienza, che devono a loro volta edificare carriere, emolumenti, profitti e produrre benefici tangibili in primis per gli operatori del settore: insomma, per un sistema, il massimo dell’autoreferenzialità. “Keiner ist so nett wie der Pharmareferent“, “Nessuno è gentile quanto l’informatore del farmaco” titolava efficacemente un articolo del luglio scorso di Correctiv. Il sentiment è provato: perché negarlo?

Servile sanità criminale in Canada e negli USA

“Mi asterrò dal recar danno e offesa.”

“E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro.”

(Dal Giuramento di Ippocrate)

Quante volte, nel momento del bisogno, abbiamo messo la nostra salute e, in certi casi, la nostra stessa vita nelle mani di un medico o di una struttura sanitaria? Ebbene, occorre sapere ed essere coscienti del fatto, nella stragrande maggioranza dei casi, la persona umana, la sua salute e il suo diritto alla vita non sono al centro delle attenzioni di chi, per motivi professionali, dovrebbe occuparsene. L’acclarato ruolo ancillare svolto dai sistemi e dagli operatori sanitari al servizio di esigenze, contingenze e talora ordini imperiali è ormai un cancro che pervade sempre più un cruciale ambito di servizi alla persona; cruciale perché incide potentemente sulla qualità della vita di chi se ne avvale. Sarebbero necessarie profonde riforme – se non addirittura una rivoluzione culturale – per smantellare, nella migliore delle ipotesi, ignoranza e pregiudizi, quando non addirittura cinismo, carrierismo, potentati occulti e mafiosi, ricerca smaniosa e (parrebbe proprio il caso di dirlo) morbosa del profitto, che ormai costituiscono le fondamenta di una sanità decisamente malata. Il danno e il disprezzo che riceve il paziente sono una “naturale” conseguenza di questo sistema apertamente criminogeno e dis-umano.

Qualcuno potrebbe pensare che le problematiche appena richiamate siano tipiche di Paesi che hanno sempre investito molto poco nella sanità, che hanno sistemi educativi ed universitari deboli e deficitari, che patiscono elevati e diffusi livelli di corruzione o nei quali, per i motivi più disparati, la vita umana conta meno di zero. Niente di più sbagliato. Scriverò del caso tedesco in un post successivo, mentre oggi mi soffermerò sul Nord America e le sue inoccultabili miserie. E’ negli Stati Uniti e nel Canada, infatti, che sono state scientificamente implementate, col supporto e la partecipazione di medici e scienziati, politiche di sterminio e sperimentazioni a danno dei nativi americani. E’ lì, quindi, che sono state scritte macabre pagine di quel razzismo istituzionale che ho già avuto modo di trattare, per altri motivi, nel primo post di questo blog. In particolare, in Canada, negli anni Quaranta del secolo scorso, il governo elaborò e mise in atto un programma di sperimentazioni da condurre sui bambini indigeni delle scuole residenziali (veri e propri ghetti di Stato gestiti dal clero cattolico), programma che portò alla malnutrizione delle cavie, alla sospensione delle cure dentistiche e alla sterilizzazione di ragazzine indigene. Ai danni subiti da tali soggetti indifesi e perseguitati fecero da contraltare i benefici che ricevettero le carriere dei ricercatori e nutrizionisti coinvolti.

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Negli Stati Uniti, invece, le sterilizzazioni forzate a danno di uomini e donne sono state attuate sia nelle carceri che, subdolamente, negli ospedali, ad esempio in occasione dei parti. Secondo il Center for Investigative Reporting (CIR), solo dal 2006 al 2010 nelle carceri californiane sarebbero state sterilizzate ben 150 detenute. Come si vede sono pratiche lesive della persona e dei suoi più basilari diritti umani, produttrici di danni irreversibili e che vengono impunemente portate innanzi fino ai giorni nostri. E’ bene inoltre sottolineare che nel quartier generale dell’Impero (ma non solo lì, visto che in fatto di psichiatria ha fatto da scuola al resto del mondo) se si è invisi all’autorità, da questa targetizzati o si finisce nelle mani di un medico spregiudicato e/o corrotto, si rischia l’ospedalizzazione psichiatrica forzata. Non importa se non si è pericolosi o non si sono commessi reati; l’importante è distruggere l’individuo (con tanti saluti ad Ippocrate, ovviamente). Il potere del medico è così sfacciatamente ampio che può persino trattenere a tempo indeterminato il paziente che ha accettato o richiesto di sua sponte il ricovero o che è stato ricoverato su richiesta della famiglia poiché minorenne. Questi potenti servi dell’Impero – tali perché acconsentono quotidianamente ad irrazionali se non criminali richieste delle autorità oltre che alle varie politiche dell’industria del farmaco – si arrogano così il diritto di affossare deliberatamente esseri umani, devitalizzandoli con le loro terapie e facendone degli zombieNessuno si azzarda a far loro le pulci o a sentenziare sul loro operato; sono invece loro a sentenziare sugli altri, a stigmatizzare il malcapitato di turno, a calunniarlo senza remora alcuna, sia durante l’esercizio della professione che in eventuale sede processuale, dove ciò che dice il medico può avere un peso decisivo nella formazione della sentenza. E tranquilli: la grandinata non è ancora finita…