Tutta la scienza è parassitaria

Parassitariamente, ribloggo.

Pulgarías

macchina_volante

Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il primo febbraio 2016 con il titolo Je Suis #ResearchParasite. Traduzione di Enrico Sanna.

In un editoriale pubblicato sul New England Journal of Medicine (“Data Sharing,” 21 gennaio), Dan Longo e Jeffrey Drazen inventano un nuovo curioso termine: “parassita della ricerca”. Gli autori in teoria dicono: Condividere le informazioni è bello. Ma all’atto pratico è una di quelle cose che, buone in teoria, nella realtà non vanno bene. “Il timore principale è che qualcuno che non contribuisce alla produzione e alla raccolta delle conoscenze possa non capire le scelte fatte nel definire i parametri.”

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Colombia, le verità nascoste

In questi giorni, a seguito dell’attentato organizzato ai danni di Nicolas Maduro in Venezuela, si è avuta palpabile dimostrazione di quanto l’opinione pubblica occidentale sia accecata dalle bugie e mistificazioni propalate dai media mainstream e in larghissima parte incapace di qualunque valutazione e discernimento critici. Al solito refrain del tipo “in Venezuela c’è la dittatura” si è così aggiunta l’insistente insinuazione dell’auto-attentato, ormai completamente smontata da fatti, rivendicazioni, ammissioni, rivelazioni, video e chi più ne ha più ne metta. Verrebbe però perlomeno da chiedere ai numerosi pseudo-scettici: ma questo non è il tanto odiato (da parte del mainstream e delle élites dominanti) complottismo, che è inaccettabile quando si parla di Twin Towers tirate giù dal Deep State americano e invece va bene e viene sposato da tutti senza battere ciglio se si deve screditare il processo bolivariano?

Il Paese confinante a ovest con il tanto detestato Venezuela e al quale dà non pochi grattacapi, la Colombia, è tenuto volutamente lontano dai riflettori dell’informazione interessata e serva degli interessi dell’Impero perché, altrimenti, finiremmo per accorgerci che in America Latina e nel mondo ci sono luoghi dove davvero la libertà è solo una bella parola, la vita umana non conta nulla e dove si compiono scelte politiche prone agli interessi dell’Occidente piuttosto che a quelli delle popolazioni locali. I movimenti popolari colombiani sono vittime di una sistematica operazione di sterminio e intimidazione che difficilmente vedrà una fine ora che alla presidenza del Paese è stato eletto quell’Ivan Duque sponsorizzato dall’ex presidente Uribe e sostenuto da tutti i potentati politici ed economici e dalle organizzazioni paramilitari che vogliono minare il processo di pace. La guerra interna, durata oltre mezzo secolo e che ha visto i governi colombiani contrastare le forze ribelli e i settori della popolazione che le appoggiavano anche con metodi terroristici suggeriti da consiglieri militari USA, è costata la vita ad oltre 220.000 persone, senza dimenticare gli oltre 92.000 desaparecidos e i quasi 8 milioni di sfollati. La genesi di questo conflitto – che non a caso ha impattato in particolar modo le comunità afro-colombiana, indigena e campesina – è da ricercarsi nella brama del capitalismo globale di accaparrarsi le terre e le abbondanti risorse (non a caso censite anche dalla CIA nel suo “The World Factbook”) del territorio colombiano; avidità che è ovviamente nutrita anche nei confronti del petrolio venezuelano, protetto però da un governo che è strenuamente osteggiato e sabotato proprio cerca di arginare pratiche predatorie che porterebbero solo ad un arricchimento di poche società transnazionali e a vantaggi per pochi Paesi, Stati Uniti in primis. E’ pertanto “naturale” che la pace in Colombia sia osteggiata dai grandi proprietari terrieri, dall’industria agroalimentare ed estrattiva, dai narcotrafficanti, dalle società transnazionali e dai gruppi paramilitari di destra al loro soldo, dai militari, dagli uomini d’affari e dai politici ad essi legati. Questi settori della società colombiana si oppongono al ritorno degli sfollati nelle loro case e a qualunque riforma agraria (in Venezuela, invece, nel 2001 Chavez ne è avviata una che ha aggredito il latifondo, non può ancora considerarsi conclusa e va avanti nonostante le non poche difficoltà).

It's Colombia, not Columbia

La vittoria di Duque alle ultime elezioni presidenziali dà forza e voce a questi nemici della pace. La situazione nel Paese era comunque drammatica già prima della sua elezione. Il movimento Marcha Patriotica ha contato ben 385 vittime di violenza politica nel periodo compreso tra l’1 gennaio 2016 e il 14 maggio 2018: a farne le spese attivisti dei movimenti popolari e di sinistra, ex ribelli che avevano consegnato le armi, ex prigionieri politici e loro famiglie, ecologisti, difensori dei diritti umani, studenti, sindacalisti. La maggioranza di questi omicidi sono commessi dai paramilitari ed altri gruppi che operano nell’illegalità, ma ai quali è comunque garantita l’impunità, essendo presenti in luoghi che sono presidiati dall’esercito colombiano. Anche quest’ultimo si è reso a sua volta autore di attacchi armati nei confronti dei movimenti popolari e al momento si trova coinvolto in indagini riguardanti 14 casi di omicidio ai danni di attivisti sociali. Dal mese di giugno, cioè da quando Duque è stato eletto, le statistiche parlano di un quadro in fase di peggioramento, con una media di oltre una vittima di violenza politica al giorno.

Fin dall’inizio di questo sanguinoso conflitto il popolo colombiano ha sofferto il dominio e le ingerenze statunitensi, miranti a raggiungere il controllo del territorio per le imprese nazionali ed estere e una forte presenza militare USA nel Paese. Già nel 1962 la Commissione Yarborough del Pentagono spingeva la Colombia a scatenare contro gli abitanti delle zone rurali il terrore militare e paramilitare. Dal 2000 gli Stati Uniti hanno poi finanziato il Plan Colombia con 11 miliardi di dollari, la stragrande maggioranza dei quali è stata destinata a programmi ed apparati di sicurezza. Assieme ad altri Paesi, la Colombia è oggi partner globale della NATO (alleanza che ha ora una presenza permanente in America Latina), invia le proprie truppe in teatri di guerra come l’Afghanistan e lo Yemen e pattuglia, assieme ai militari USA, le coste dell’Africa Occidentale e del Centroamerica. Partecipando a tali operazioni, ma anche dando ospitalità e supporto ai golpisti venezuelani, in poche parole mettendosi al servizio dell’Impero, la Colombia minaccia il suo popolo, la regione latino-americana e il mondo intero.

Storie da Fortezza Europa

“La verità autentica è sempre inverosimile. Per renderla più credibile bisogna assolutamente mescolarvi un po’ di menzogna” (Fedor Dostoevskij)

“Non dimenticate l’ospitalità. Alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo” (Lettera gli Ebrei)

E’ appena trascorsa la Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato dell’anno di grazia 2018, ma, etichette e buoni propositi a parte, essere stranieri in terra altrui rimane impresa non facile, soprattutto se le istituzioni statali continuano a difendere “senza se e senza ma” i diritti reali come la proprietà privata, calpestando invece con protervia i diritti umani.

Ne parlo dal basso della mia esperienza, nel senso che la stessa, giovedì scorso, ha toccato un fondo che deve far davvero riflettere. Ero già da due notti in albergo, l’S16 di Monaco di Baviera, dato che mesi di ricerca di un’abitazione avevano prodotto il nulla (ti ricordo che, se lo vuoi, puoi eseguire una piccola donazione cliccando qui). E non poteva essere diversamente, visto che i siti web e le pagine Facebook sulle quali navigo sono sempre la versione “The Truman Show” di quella ufficiale, sapientemente tagliate su misura per me da quelli che l’internet l’hanno creato e possono distruggerlo quando vogliono (quella dei mirror sites è una problematica comune a molti Targeted Individuals). Dopo aver messo in atto già il giorno prima una pratica commerciale scorretta con fini facilmente intuibili, il gestore dell’albergo (questo almeno sembra sia la sua posizione, sebbene dalle foto del sito della struttura che qui pubblico non si riescano a evincere – a differenza del 99% dei siti tedeschi di attività commerciali – informazioni al riguardo) è entrato di forza nella mia stanza, mettendomi le mani addosso, strattonandomi e colpendomi ripetutamente, puntandomi lo smartphone in faccia. Ha quindi chiamato la polizia e ha continuato a minacciarmi con atteggiamenti da bullo, ripetendo più volte “Ora ti faccio vedere come si usa fare qui in Germania!“. In un momento in cui ero fuori dalla stanza, ne ha inoltre chiuso la porta impedendomi di prendere i miei effetti personali.

Hotel S16

L’arrivo e il successivo operato dei poliziotti (per parità di genere, un uomo e una donna…) è stato di esclusivo aiuto al picchiatore, visto che non hanno voluto sentire le mie ragioni e versione di quanto appena accaduto e mi hanno ordinato di liberare la stanza, in questo assecondando il volere del gestore. Toni verbali aggressivi con l’intento di zittire un cittadino dell’Unione Europea e minacce di incriminazione (per cosa?) non hanno fatto altro che confermare quanto mi era già noto: la polizia tedesca non ha alcun rispetto dell’essere umano in quanto tale e dei suoi diritti più elementari! Quella di Monaco di Baviera, in particolare, ha preso parte ad operazioni di stalking organizzato ai miei danni, ha ignorato le mie notifiche relative a violazioni dei diritti umani di civili innocenti e disarmati e ad attacchi condotti con armi elettromagnetiche e neurologiche e non ha riposto ai miei reclami per mancata assistenza in casi di emergenza. Avranno trovato ispirazione (o specifiche direttive?) nella peggiore politica, come verrebbe da pensare guardando all’operato del Ministro degli Interni Thomas de Maizière in fatto di “terrorismo elettromagnetico”.

Dato che la forza pubblica tedesca stava facendo male il suo mestiere, anzi non lo stava facendo affatto visto che stava svolgendo funzioni giudicanti, e si era ricreata una situazione di assoluta e ingiustificata coercizione nei miei confronti, ho chiamato il consolato italiano. Il funzionario che ha risposto al telefono, che conosceva già la mia situazione, anziché assumere un atteggiamento di ferma protesta nei confronti della polizia e prendere le mie difese, con atteggiamento notarile si è limitato a fare da interprete, cosa della quale non avevo nessun bisogno. “Si metta un avvocato!”, mi sono sentito dire dall’emissario della Farnesina. “Se vuole una difesa, se la paghi di tasca sua!”, traduco ora io… La naturale conseguenza di tali comportamenti pilateschi è che i cittadini pagano due volte! Inoltre, beneficiare di generosi stipendi, indennità e privilegi solo per rinnovare qualche documento di identità e senza prendersi le dovute responsabilità rappresenta uno schiaffo a tanti connazionali che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, lavorando magari in condizioni di estrema precarietà. Ma di tanta autoreferenzialità sembrano vivere i consolati e le ambasciate italiane all’estero…

L’infausta serata si è conclusa con l’estorsione ai miei danni di 40 euro (condita ovviamente da benedizione e minaccia poliziesca) e con la cacciata dall’albergo sebbene avessi diritto a trascorrevi un’altra notte (già pagata al momento della prenotazione). Il gestore si è quindi abbandonato a provocazioni di vario genere e ha dimostrato di conoscere diversi dettagli della mia vita che non ero stato di certo io a riferirgli. Il tutto fa pensare ad un’operazione premeditata e organizzata per creare ulteriori problemi ad una persona con passaporto straniero che è già nel mirino, non china la testa davanti a nessuno, risponde a tono ai mafiosi e alle loro quotidiane prevaricazioni, svolge attivismo a più livelli e, ormai da quasi una settimana, è senza casa.

2017: Odissea tra le élite

Ci siamo lasciati alle spalle un anno che difficilmente riuscirà a farsi rimpiangere, per ciò che è accaduto nel mondo e per quella che è stata la semina dell’Impero, indubbiamente foriera di frutti che continueranno ad avvelenare l’umanità aumentandone il tasso di barbarie; conseguenza, quest’ultima, di politiche disumane, escludenti, vessatorie.

I cosiddetti “attacchi terroristici” che hanno scosso diverse città dell’Impero come Parigi, Barcellona o Las Vegas (evento, quest’ultimo, annunciato addirittura su internet) altro non sono stati che operazioni false-flag organizzate dai servizi segreti occidentali, ormai in completo delirio di onnipotenza, nell’ambito di quella strategia della tensione internazionale perpetrata per mezzo di un aggiornato “terrorismo di Stato”, che, furbescamente, cerca di passare per estremismo religioso. L’altra faccia della medesima medaglia sono i Targeted Individuals. Nel caso degli attacchi terroristici le vite dei civili vengono spezzate e spazzate via a decine, quando non centinaia o migliaia, in maniera plateale, affinché tutti possano vedere e tremare; nel caso dei TIs, il genocidio perpetrato dalle élite dell’intelligence è silente, ma avviene lo stesso, checché ne dicano debunkers e negazionisti.

L’Imperatore Donald Trump si è confermato debole coi forti e non ha manifestato alcuna intenzione di mettersi contro chi lo potrebbe accoppare, pertanto continua ad ignorare istanze provenienti dalla società, come il Memorandum consegnatogli al momento del suo insediamento alla Casa Bianca da attivisti, scienziati, whistleblowers e TIs, contenente la richiesta di cessare tutte le attività di sorveglianza e tortura h24 condotte su civili innocenti, negli USA come nel resto del mondo. Già soltanto questa mancanza di ascolto dovrebbe far capire come lo slogan “America First” rappresenti un guscio vuoto, uno specchietto per le allodole, se non addirittura per gli allocchi!

Ma un Imperatore deve pensare e sognare in grande e non può mica perder tempo appresso a certe minuzie! Così, quasi mezzo secolo dopo il controverso allunaggio del 1969, Trump ha incaricato la NASA di ripetere (o tentare per la prima volta?) l’operazione, al fine di metter su una base nell’ambito del progetto Deep Space Gateway, in vista di una missione alla volta di Marte!

Odissea nello spazio + grattacieli

Per Trump e gli USA il 2017 è stato un anno di ritiri, anche dai bei propositi espressi in campagna elettorale. A giugno, ad esempio, si sono ritirati dall’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. A detta di molti “la migliore chance che abbiamo per salvare il pianeta”; e ciò la dice lunga sul prestigio e il consenso che ruotano attorno alla loro leadership. Sono poi seguiti il ritiro dai negoziati in sede ONU per un accordo globale sulle migrazioni e una riforma fiscale che, scrive ilfattoquotidiano.it, “premia ricchi e corporation senza portare vantaggi al ceto medio che il tycoon aveva promesso di aiutare contro gli interessi delle élite e di Wall Street”.

In un impeto di qualunquismo, qualcuno potrebbe dire: “Freghiamocene! Pensiamo alla salute!”. Come no! Ad agosto AquaBounty Technology, società USA nel campo delle biotecnologie, ha annunciato di aver venduto 5 tonnellate di salmone geneticamente modificato a ignoti clienti canadesi. Per il momento, quello che è il primo animale GM approvato per il consumo umano può essere venduto e consumato solo negli Stati Uniti e in Canada. Ad ogni modo, stiamo sacrificando la nostra salute sull’altare del profitto, considerati i già noti effetti negativi degli OGM sull’uomo. A dicembre, invece, la FDA ha approvato una terapia genica, denominata Luxturna, per la cura di una rara forma ereditaria di perdita della vista che può sfociare in cecità. Una copia del gene mutato porta le cellule della retina a produrre una proteina che converte la luce in un segnale elettrico atto a ripristinare la perdita visiva. Il costo di tale terapia dovrebbe aggirarsi attorno ad 1 milione di dollari. “Elite first“, direbbe – in cuor suo – Donald Trump…

Gang-stalking ad alta quota

Genera solo sconcerto ormai la facilità con la quale, nella nostre società malate, soggetti fisici e giuridici, pubblici e privati, si lasciano corrompere – in senso lato – a fini di arricchimento (o comunque beneficio) personale, senza la benché minima capacità di fermarsi e interrogare sé stessi sul significato delle proprie azioni, spesso scellerate. Il livello di corruzione morale presente è propedeutico al successivo innesco della corruzione materiale, concreta, che si pesa in “benefits trasferiti“. Tali benefici sono il principale motore, ad esempio, anche nelle operazioni di gang-stalking e in tutte quelle attività di copertura delle stesse. Ponendosi, per un attimo, nella posizione di un potenziale stalker, lo stesso sicuramente si chiederà e si risponderà: “Per cosa lo farei? Per soldi (o giù di lì)!”. E’ con la ricompensa che schiodi la gente da casa o comunque da altre occupazioni. In alcuni casi potranno incidere anche altri fattori di carattere immateriale, ma – diciamolo – è difficile che qualcuno impieghi del tempo o assuma su di sé dei rischi esclusivamente per motivi “idealistici”, perché ci crede fermamente, perché mosso solo da cattiveria, ecc.

Giustizia vorrebbe però (se il termine ha ancora un senso) che anche le vittime di queste infami operazioni iniziassero a ricevere qualche benefit a titolo di risarcimento e ristoro per le sofferenze patite, magari per futili motivi e per lunghi periodi della propria vita. Se investigatori e giudici iniziassero a fare il loro mestiere, una vittima di stalking organizzato potrebbe iniziare ad aggredire le disponibilità finanziarie di soggetti che, ad esempio, oltre ad aver vestito i panni dei carnefici (o dei Ponzio Pilato), hanno – con essa – stipulato dei contratti; documenti spesso farciti di belle parole e nobili intenzioni, che spesso restano solo sulla carta e alle quali – in caso di piccole inadempienze – quasi nessuno si appiglia, per evitare perdite di tempo e di denaro. Il presente articolo, però, non tratta proprio di quisquilie… Ovviamente ogni singolo caso va attentamente studiato, ma l’idea di fondo non è peregrina. In fatto di gang-stalking, lo scorso mese di ottobre chi scrive ha avuto un’esperienza decisamente negativa con il vettore aereo easyJet (e non solo – come contorno alla vicenda vedasi questo video e relativa descrizione), ben riassunta nel reclamo da me inviato in data 26/10/2017 a mezzo form di contatto presente sul sito della compagnia:

Faccio seguito al mio reclamo effettuato e registrato in data 13/10/2017 al vs. banco di assistenza presso l’aeroporto di Amsterdam e al mio tweet inviatovi il giorno successivo.

Dal 2012 sono una vittima di stalking organizzato (e non solo) e sul volo EZY4565 Berlino Schoenefeld – Amsterdam del 13/10/2017 ho dovuto constatare con mio estremo rammarico che il vs. personale di bordo prende parte a tali operazioni, che a norma dell’art. 7 dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale vengono classificate come Crimini Contro l’Umanità.

Come ho avuto già modo di spiegare alla vs. collega al banco per l’assistenza, tre donne (a me ignote) della vs. crew hanno dato prova di conoscere il mio nome e fin dal momento in cui sono salito a bordo hanno iniziato a molestarmi e a minacciarmi di morte (anche durante la procedura con la quale vengono fornite informazioni sulla sicurezza durante il volo). Si tratta di forme di violenza che non vengono notate dagli altri poiché nulla di ciò che viene detto viene gridato, piuttosto sussurrato e – in alcuni casi – esplicitato esclusivamente per mezzo del movimento labiale. Ciò che le tre donne hanno più volte detto sono, oltre al mio nome di battesimo, le parole “muori” e “morirai”, pronunciate anche da altri stalkers. A differenza di quanto avvenuto il giorno prima sul volo […], i loro nomi e nazionalità, presenti sulle spillette usate dal vs. personale di bordo, erano stati di proposito coperti con foulards e giacche.

Ho volato molte volte con easyJet in passato e con la prenotazione […] ho speso […] euro per me e due membri della mia famiglia. In considerazione di quanto immediatamente denunciato, mi sarei aspettato di essere da voi prontamente ricontattato. Constato invece che dopo quasi due settimane non vi siete fatti sentire e ciò è un chiaro segno di complicità; altrimenti avreste subito preso le distanze da quanto commesso dalle vs. colleghe, che è – senza ombra di dubbio – molto grave.

Hostess

Il giorno dopo ho ricevuto dal Servizio Clienti un’email interlocutoria, nella quale – tra l’altro – il mio nome di battesimo era sbagliato. Probabilmente l’operatrice che l’ha scritta voleva comunicarmi in maniera subliminale che non mi conosceva affatto ed era estranea ai fatti contestati! Da subito ho però capito che, in questa vicenda, la compagnia non ha una gran voglia di interloquire e andare fino in fondo e, dato che i contatti stavano venendo meno, ieri sono tornato alla carica con un nuovo reclamo:

Faccio seguito al reclamo inviatovi in data 26/10/2017 a mezzo form di contatto e alla mie due email di sollecito e richiesta di riscontro inviatevi il 29/10/2017 ed il 6/11/2017 all’indirizzo team.specialisti@easyjet.com. A parte la risposta interlocutoria inviatami in data 27/10/2017 dalla sig.ra […] del Servizio Clenti, con la quale mi informava dell’inoltro del mio reclamo al dipartimento competente (n. pratica: […] – reference ID: […]), non ho più avuto notizie al riguardo.

Vi ricordo che dell’allarmante vicenda di cui sono stato vittima siete informati da un mese esatto, avendo sporto reclamo nel momento stesso in cui sono giunto all’aeroporto di destinazione presso il vs. desk per l’assistenza.

Attendo pertanto cortese e sollecito riscontro.

A riprova del fatto che non ero assolutamente prevenuto nei confronti di easyJet e non ho nulla contro le donne, faccio notare che il giorno precedente quello in cui si sono verificati gli eventi oggetto dei miei reclami ho provveduto ad informare la compagnia di un altro evento sgradevole, che in quel caso ha avuto come autore uno degli stalkers che mi assaltavano ripetutamente nell’aeroporto di Zurigo e come vittima una donna che lavorava per easyJet ai banchi del check-in. A mo’ di ringraziamento, ora il celebre vettore aereo mi ignora…

Chi pratica davvero Pace e Solidarietà?

Anche in periodi di uragani e disastri annessi le organizzazioni che sono arnesi dell’Impero non si smentiscono mai. Il Fondo Monetario Internazionale, ad esempio, si è rifiutato di ridiscutere, a seguito dell’uragano Irma e per mezzo di una moratoria, il debito di Antigua e Barbuda, che ammonta a circa 3 milioni di dollari USA. Nessuna pietà per un’isola come Barbuda, che ha avuto quasi tutte le sue case ed infrastrutture distrutte dalla forza della “natura” (il virgolettato non è casuale). Il FMI vorrebbe anzi accrescere il debito del Paese caraibico, prendendo a prestito nuovi fondi dagli Stati Uniti (guarda un po’ nei confronti di chi devono essere costantemente obbligate e succubi le nazioni del mondo…) e prestandoli alla piccola Antigua e Barbuda. Christopher Lane, rappresentante speciale del Fondo presso le Nazioni Unite, ha dichiarato che loro operano come una banca. Ora è tutto più chiaro, si dirà…

Agli antipodi di questo approccio vi è l’operato di Cuba e Venezuela. La prima ha inviato una brigata di medici a Barbuda e se la sarebbe anche potuta risparmiare, visto che Trump ha appena esteso di un ulteriore anno l’embargo USA che la affligge da appena 55, ma non lo ha fatto. Possiamo pertanto asserire che non siamo in presenza di una nazione preda di sentimenti egoistici e razzisti come l’Italia dell’ultimo periodo e non solo… Oltre che ad Antigua e Barbuda, Cuba ha inviato brigate di medici anche su altre isole caraibiche che sono state o saranno colpite da Irma (Saint Kitts e Nevis, Santa Lucia, Bahamas, Dominica, Haiti), per un totale di oltre 750 unità addestrate a operare in condizioni precarie come possono essere quelle dovute al passaggio di uno degli uragani più devastanti di sempre. La valutazione del danno e la calibrazione degli aiuti da fornire è resa possibile dai canali comunicativi e dalla collaborazione tra le brigate, il MINSAP (ossia il Ministero della Salute Pubblica di Cuba) e le ambasciate cubane interessate.

Un mundo mejor es posible

Gli uragani come Irma sono prove tangibili del cambiamento climatico, in atto a livello globale e indotto dal modello di sviluppo capitalistico. Come Cuba, anche il Venezuela bolivariano gioca un ruolo di primo piano nel supportare i Paesi in difficoltà a causa degli effetti del climate change. Dopo aver inviato agli Stati Uniti colpiti da Harvey 5 milioni di dollari in aiuti (bellamente ignorati dai media USA), il governo Maduro ha inviato – ed è stato il primo a farlo – 34 soccorritori ad Antigua e Barbuda. Si tratta di aiuti considerevoli se si considera l’accerchiamento interno ed internazionale di cui è vittima il Venezuela, che ha visto comunque scemare il livello degli scontri per le strade grazie al successo della tornata elettorale che ha eletto l’Assemblea Nazionale Costituente.

Il governo bolivariano ha tracciato la strada della paz economica con una serie di misure che Maduro sta presentando in queste ore in Kazakistan, dove partecipa in qualità di Presidente del Movimento dei Paesi Non Allineati al primo (ed oscuratissimo, almeno dai media italiani) vertice su scienza e tecnologia dell’Organizzazione della cooperazione islamica. Ad Astana il presidente venezuelano ha dichiarato che “è tempo di imporre il dialogo, di lottare per un mondo senza terrorismo” e ha ratificato il compromesso dei Non Allineati per la pace e la giustizia, con particolare riferimento all’occupazione da parte di Israele dei territori palestinesi. Gli ultimi provvedimenti del governo Maduro hanno come fine anche quello di mitigare gli effetti del blocco (sì, un altro… e col FMI alla finestra…) economico e finanziario imposto al Venezuela dall’Imperatore Donald Trump, che – sulla scena internazionale – sembra conoscere solo il linguaggio degli embarghi, delle sanzioni unilaterali e delle minacce di rappresaglie militari.

Gang-stalking, miserabili in azione

Proprio questa mattina riflettevo sulla miseria umana di cui sono emblema e portatori gli stalkers e le spie che mi seguono ovunque vada. Se la mia destinazione si chiama supermercato, la loro presenza è a dir poco massiccia (sembra comunque succeda anche a qualcun altro), dato che si tratta di un’occasione utile a meglio classificare i miei gusti ed essendo il cibo sostegno necessario alla vita umana, ma allo stesso tempo – nel caso dei Targeted Individuals – trasformabile in strumento di disfacimento, di avvelenamento, quindi di stress per l’organismo, che inevitabilmente accorcia la vita della persona.

Stamattina ero appunto al supermercato e mi sono inevitabilmente imbattuto in una selva di nullità umane, vendutesi – prostituitesi, direi anzi – per pochi denari, pronte a ronzarmi intorno e a prestare attenzione a ciò che prendevo dagli scaffali. Incuranti del flusso anomalo di clientela che creano all’interno del punto vendita (anomalo poiché spesso mi ci reco molto presto o comunque in orari in cui l’affollamento dovrebbe essere minimo), queste merde subumane (sarà forse che riesco a riconoscerle dalla puzza?) possono appartenere a qualunque genere, classe sociale, orientamento sessuale. Sono tuttavia accomunate da una debordante infamità e dalla inscalfibile certezza di farla sempre franca (nei supermercati tale sicuranza è rafforzata dal fatto che il personale che vi lavora viene adeguatamente infiltrato o comunque “convertito alla causa”). Il loro delirio di onnipotenza le (riferito sempre alle merde subumane) porta però inevitabilmente a sottovalutare le vittime più sveglie, come ad esempio chi scrive, che ha maturato una notevole abilità nell’identificarle; abilità sorretta indubbiamente da un innato fiuto per le magagne, che mi è stato particolarmente utile anche in altri periodi della mia vita. Alla fiera della predetta miseria umana puoi pertanto trovarci lo sbirro (in divisa o in borghese), la snob con la borsa griffata, la studentessa universitaria, l’alcolizzato disadattato, il vecchio mafioso e via discendendo.

Crowding

Il momento clou, letteralmente imperdibile, è quello del pagamento alla cassa. Anche se utilizzo quelle automatiche, avrò sempre qualche miserabile intorno che sbircia sui miei acquisti per cercare di memorizzarne il maggior numero possibile. A questo punto non resta che infiltrare le ditte che producono quegli alimenti per addizionarli di un ingrediente chiave e riprogrammare costantemente il TI (non a caso si parla ormai di robotizzazione dell’essere umano), ad esempio per mezzo del letto, come ha fatto in tempo ad insegnarci Rauni-Leena Luukanen-Kilde prima di essere messa a tacere per sempre dai servizi segreti. Ovviamente, quando la casa del TI resta incustodita, c’è anche la possibilità di accedervi per avvelenare direttamente gli alimenti non più sigillati e carpire ulteriori informazioni sulla vittima. Eh già: purtroppo in giro ci sono molte più chiavi di quante generalmente si immagini…

L’uso delle app per smartphone in queste mandrie di barbari sembra stia diventando davvero diffuso e ciò facilita il loro compito quando sono per strada, dove – anche con l’ausilio delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco o del personale sanitario alla guida dei loro veicoli dotati di sirene – possono mettere in atto le cosiddette noise campaigns (il rumore non è comunque un’esclusiva delle situazioni outdoor, anzi…si può star svegli anche tutta la notte…non ci credi ancora?). Con l’aiuto dell’app, il tracking del TI è semplice, quasi immediato. Si ricevono notifiche recanti descrizioni su come è vestito e dove è diretto e, grazie anche all’utilizzo di mappe, si inviano informazioni agli altri stalkers su dove convergere. Se si è attenti, si noterà anche la loro suddivisione in gruppi, ciascuno caratterizzato dalla presenza di un determinato dettaglio, un colore, un accessorio. Chi dovrebbe invece investigare su questi crimini è volutamente disattento, diventandone complice. Probabilmente ci guadagna qualcosa. O forse evita di rimetterci. In ogni caso, business as usual.

Gang-stalking, retroterra di un crimine organizzato

E’ costantemente in aumento il numero di coloro i quali denunciano operazioni di gang-stalking ai propri danni. Di cosa stiamo parlando? Molto semplicemente di ciò che da sempre riesce meglio al potere e cioè perseguitare, nel caso specifico a mezzo di stalking organizzato al quale partecipano una pluralità di stalkers, che seguono, spiano, disturbano, molestano, minacciano il soggetto-obiettivo. Alle modalità operative adottate da queste nient’affatto simpatiche canaglie dedicherò poi un successivo articolo.

La persecuzione nei confronti del Targeted Individual (TI) può essere avviata per i motivi più disparati oppure un vero motivo può persino non esserci. Nel mio caso, ad esempio, l’elemento scatenante è stato un litigio con un mafioso (il cui nome è rimasto ovviamente ignoto, nonostante le mie denunce) che evidentemente aveva “amicizie” e conoscenze molto “in alto”, soprattutto impensabili e inconfessabili se si considera che i registi di queste operazioni sono corpi di polizia, servizi segreti, militari, agenzie di intelligence, ecc. Il mio caso dimostra inoltre come Stato ed anti-Stato non si siano mai veramente combattuti – anzi quando vi è utilità reciproca addirittura collaborano – e ci dice anche – mi si consenta la brevissima digressione – che, almeno in Italia, la celebre “trattativa Stato-mafia” non può essere considerata un’ipotesi assurda.

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Dato che gli Stati Uniti sono leader mondiali nel campo oggetto del presente post, non è difficile capire che tutti i Paesi appartenenti o comunque gravitanti nell’orbita NATO sono molto insicuri in quanto totalmente proni (appecoronati, occorrerebbe dire…) a tutte le richieste che arrivano dal quartier generale dell’Impero. Tuttavia, per ovvi motivi anche di carattere tecnologico, il fatto di rifugiarsi su un’isoletta sperduta nell’oceano non risolve il problema, che è POLITICO. E’ politico perché la politica, in particolare chi ci governa, “copre” queste operazioni, ne tace l’esistenza (l’ex premier Matteo Renzi, da me interpellato al riguardo, ha sempre omesso di rispondermi) e allo stesso tempo le finanzia, dato che i fondi a disposizione di questa rete terroristica internazionale non piovono dal cielo, ma sono semplicemente “fuori bilancio”, motivo per il quale non vi è rendicontazione alcuna su quello che è il loro spregiudicato e criminale utilizzo. Il tutto alla faccia di quei poveri fessi che pagano le tasse per intero. Sì, per intero, perché poi ci sono i dritti, che si assicurano invece forti abbattimenti d’imposta collaborando alle operazioni di gang-stalking.

La convenienza nell’essere uno stalker o comunque un informatore è innanzitutto economica e ciò spiega il sempre elevato numero di persone coinvolte in dette operazioni. Si badi bene che non mi sto riferendo solo alla retribuzione diretta per l’operato svolto, che ad ogni modo c’è e va tenuta in conto. E’ necessario infatti mettere sul piatto della bilancia anche risparmi e privilegi elargiti. In Germania, ad esempio, esiste la cosiddetta Spitzelsteuer, vale a dire l’imposta della spia, che prevede un prelievo agevolato del 10% per chiunque agisca da informatore della polizia o delle agenzie di intelligence. Parliamo di un trattamento fiscale molto vantaggioso se si considera che l’aliquota fiscale più bassa prevista dall’ordinamento tributario tedesco è pari al 14%, mentre se si è particolarmente benestanti si può arrivare a pagare fino al 45% di imposte sul reddito. In un mondo in cui la brama di denaro non conosce limiti, questi meccanismi permettono di arruolare sempre più criminali impenitenti, che con totale assenza di scrupoli e certi della loro impunità (se non è un privilegio questo…) compiono quotidiane violazioni di diritti umani nelle nostre pseudo-democrazie.

Tutti pazzi per la Germania?

Paesi europei come la Germania hanno coscientemente scelto ed alimentato il sistema criminogeno di cui ho già scritto nel post precedente, legalizzandolo e finanziandolo cospicuamente. L’anno scorso, ad esempio, i giornalisti investigativi di Correctiv.org hanno meritoriamente messo in risalto il business grazie al quale prosperano le cliniche psichiatriche tedesche, che ottengono un sovvenzionamento medio pari a 250 euro al giorno per paziente. Ecco spiegato il continuo pressing su chiunque capiti loro a tiro affinché si ricoveri presso le loro strutture; ecco perché in Germania gli psichiatri abbondano e molti medici che non lo sono decidono di diventarlo. Se è un medico di famiglia a diventarlo, potendo egli stabilmente seguire un certo numero di pazienti, organizzerà sapientemente il “battage pubblicitario”, in modo da far passare e sedimentare negli assistiti l’idea che non c’è niente di male nel ricorrere a cure e strutture psichiatriche. Quando il martellamento delle coscienze è continuo ed è ammantato di (pseudo-)autorevolezza poiché perpetrato dai camici bianchi (figlia di questa subcultura è la celebre espressione “E chi te l’ha ordinato?! il medico?”), quel messaggio – come ci insegna la statistica – si trasforma in moda, diventa cioè l’elemento più ricorrente. Non c’è allora da stupirsi se nell’arco dell’ultimo decennio, in Germania, il numero di pazienti ricoverati in cliniche psichiatriche è aumentato del 28%. Ogni anno il numero di coloro che vi approdano è superiore alle 100.000 unità e chissà con quali fantasiose motivazioni…

Medici ed industria farmaceutica ringraziano sentitamente tutti gli sprovveduti che decidono di ricorrere allo psicoterapeuta ogni volta che incontrano una pur piccola difficoltà nella vita, non solo perché – come abbiamo visto – i motivi per ricoverare pazienti non mancano, ma anche perché c’è la possibilità di farmacologizzare questi ultimi a vita, esattamente come accade ai malati di AIDS, che attendono invano e da decenni un vaccino che sembra chiamarsi Godot. Gli psicofarmaci, ormai prescritti con facilità estrema anche ai bambini, presentano effetti collaterali così importanti da stravolgere ritmi biologici e vita di chi li assume e da essere talvolta, proprio per tale motivo, somministrati. Lo stato di salute generale e la qualità della vita dei pazienti regrediscono, mentre il problema che il medico intendeva risolvere con la sua prescrizione viene al massimo rimosso, che è cosa ben diversa. A tal proposito basta affacciarsi in una clinica psichiatrica o anche venire a contatto con una persona in cura con gli psicofarmaci per rendersi conto che in quegli animi regna, il più delle volte e a seconda dei casi, insoddisfazione, infelicità, intontimento…

“Alle montagne della follia” di H. P. Lovecraft; concept di Ivan Laliashvili lovecraft-at_the_mountains_of_madness_7_by_ivany86

Qualcuno che se la ride però c’è. Come gli sciacalli che mossi dal celebre “mors tua vita mea” se la ridono durante i terremoti, medici e industria del farmaco si fregano adeguatamente le mani. Per un’impresa la diffusione e la vendita di un prodotto sono le migliori armi per massimizzare i profitti. Nel 2014, in Germania, c’è stata una vera e propria esplosione della spesa per farmaci: +10%, da 32,1 a 35,4 miliardi di euro. Alla base di queste cifre vi è anche quello che è stato definito “das pharmafreundliche Klima” dell’attuale governo Merkel; un clima, appunto, favorevole – nel senso che sono stati fatti veri e propri favori – all’industria farmaceutica. A questa temperie contribuiscono attivamente anche i medici, i quali, nel momento in cui prescrivono un farmaco, non è detto stiano pensando a ciò che più fa al caso del paziente. Se, ad esempio, quel farmaco rientra in un programma – stabilito dalla casa farmaceutica – di osservazione sui suoi utilizzi e somministrazioni, paradossalmente di quel medicinale ne avrà più bisogno il medico che il paziente. Per tali programmi, infatti, le case farmaceutiche pagano ai medici tedeschi svariate centinaia di euro a paziente. In media, il “pensierino” nel corso del 2014 è stato pari a 669 euro a paziente, con circa 71.000 medici che hanno ricevuto contributi non solo per i suddetti programmi, ma anche a titolo di onorari per conferenze e rimborso spese per corsi di aggiornamento e pernottamenti in albergo, così da far raggiungere a tali trasferimenti quota 575 milioni di euro. La maggior parte dei camici bianchi, dopo aver afferrato il maltolto, scappa pure, rifiutandosi di far conoscere al pubblico le proprie generalità e dimostrando in tal modo di non avere la coscienza a posto. Un po’ di sana inquietudine dovrebbe invece animare, nel caso venissero correttamente informati, quell’1,7 milioni di pazienti utilizzati come cavie o mezzi per raggiungere altri biechi fini e interessati da queste pratiche di carattere tutt’altro che scientifico. Essi non sono posti al centro del sistema, poiché questo si nutre di rapporti venali e di convenienza, che devono a loro volta edificare carriere, emolumenti, profitti e produrre benefici tangibili in primis per gli operatori del settore: insomma, per un sistema, il massimo dell’autoreferenzialità. “Keiner ist so nett wie der Pharmareferent“, “Nessuno è gentile quanto l’informatore del farmaco” titolava efficacemente un articolo del luglio scorso di Correctiv. Il sentiment è provato: perché negarlo?

Servile sanità criminale in Canada e negli USA

“Mi asterrò dal recar danno e offesa.”

“E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro.”

(Dal Giuramento di Ippocrate)

Quante volte, nel momento del bisogno, abbiamo messo la nostra salute e, in certi casi, la nostra stessa vita nelle mani di un medico o di una struttura sanitaria? Ebbene, occorre sapere ed essere coscienti del fatto, nella stragrande maggioranza dei casi, la persona umana, la sua salute e il suo diritto alla vita non sono al centro delle attenzioni di chi, per motivi professionali, dovrebbe occuparsene. L’acclarato ruolo ancillare svolto dai sistemi e dagli operatori sanitari al servizio di esigenze, contingenze e talora ordini imperiali è ormai un cancro che pervade sempre più un cruciale ambito di servizi alla persona; cruciale perché incide potentemente sulla qualità della vita di chi se ne avvale. Sarebbero necessarie profonde riforme – se non addirittura una rivoluzione culturale – per smantellare, nella migliore delle ipotesi, ignoranza e pregiudizi, quando non addirittura cinismo, carrierismo, potentati occulti e mafiosi, ricerca smaniosa e (parrebbe proprio il caso di dirlo) morbosa del profitto, che ormai costituiscono le fondamenta di una sanità decisamente malata. Il danno e il disprezzo che riceve il paziente sono una “naturale” conseguenza di questo sistema apertamente criminogeno e dis-umano.

Qualcuno potrebbe pensare che le problematiche appena richiamate siano tipiche di Paesi che hanno sempre investito molto poco nella sanità, che hanno sistemi educativi ed universitari deboli e deficitari, che patiscono elevati e diffusi livelli di corruzione o nei quali, per i motivi più disparati, la vita umana conta meno di zero. Niente di più sbagliato. Scriverò del caso tedesco in un post successivo, mentre oggi mi soffermerò sul Nord America e le sue inoccultabili miserie. E’ negli Stati Uniti e nel Canada, infatti, che sono state scientificamente implementate, col supporto e la partecipazione di medici e scienziati, politiche di sterminio e sperimentazioni a danno dei nativi americani. E’ lì, quindi, che sono state scritte macabre pagine di quel razzismo istituzionale che ho già avuto modo di trattare, per altri motivi, nel primo post di questo blog. In particolare, in Canada, negli anni Quaranta del secolo scorso, il governo elaborò e mise in atto un programma di sperimentazioni da condurre sui bambini indigeni delle scuole residenziali (veri e propri ghetti di Stato gestiti dal clero cattolico), programma che portò alla malnutrizione delle cavie, alla sospensione delle cure dentistiche e alla sterilizzazione di ragazzine indigene. Ai danni subiti da tali soggetti indifesi e perseguitati fecero da contraltare i benefici che ricevettero le carriere dei ricercatori e nutrizionisti coinvolti.

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Negli Stati Uniti, invece, le sterilizzazioni forzate a danno di uomini e donne sono state attuate sia nelle carceri che, subdolamente, negli ospedali, ad esempio in occasione dei parti. Secondo il Center for Investigative Reporting (CIR), solo dal 2006 al 2010 nelle carceri californiane sarebbero state sterilizzate ben 150 detenute. Come si vede sono pratiche lesive della persona e dei suoi più basilari diritti umani, produttrici di danni irreversibili e che vengono impunemente portate innanzi fino ai giorni nostri. E’ bene inoltre sottolineare che nel quartier generale dell’Impero (ma non solo lì, visto che in fatto di psichiatria ha fatto da scuola al resto del mondo) se si è invisi all’autorità, da questa targetizzati o si finisce nelle mani di un medico spregiudicato e/o corrotto, si rischia l’ospedalizzazione psichiatrica forzata. Non importa se non si è pericolosi o non si sono commessi reati; l’importante è distruggere l’individuo (con tanti saluti ad Ippocrate, ovviamente). Il potere del medico è così sfacciatamente ampio che può persino trattenere a tempo indeterminato il paziente che ha accettato o richiesto di sua sponte il ricovero o che è stato ricoverato su richiesta della famiglia poiché minorenne. Questi potenti servi dell’Impero – tali perché acconsentono quotidianamente ad irrazionali se non criminali richieste delle autorità oltre che alle varie politiche dell’industria del farmaco – si arrogano così il diritto di affossare deliberatamente esseri umani, devitalizzandoli con le loro terapie e facendone degli zombieNessuno si azzarda a far loro le pulci o a sentenziare sul loro operato; sono invece loro a sentenziare sugli altri, a stigmatizzare il malcapitato di turno, a calunniarlo senza remora alcuna, sia durante l’esercizio della professione che in eventuale sede processuale, dove ciò che dice il medico può avere un peso decisivo nella formazione della sentenza. E tranquilli: la grandinata non è ancora finita…