Gang-stalking: insabbiare è d’obbligo, non assistere pure

Il 16 luglio scorso ho informato – ai suoi più alti livelli (tra i destinatari anche il gabinetto del ministro Matteo Salvini) e per iscritto – il Viminale sulle operazioni di gang-stalking di cui sono vittima io e con me tanti altri cittadini, chiedendo provvedimenti atti a consentire alla Polizia italiana di assistere efficacemente i Targeted Individuals. Due giorni prima si era verificato l’ennesimo caso di “malapolizia” ai miei danni, che doveva necessariamente – data l’occasione – essere portato a conoscenza del ministero:

“Sabato 14 intorno alle 21:15 ho chiamato la Polizia di Frontiera dell’Aeroporto di Alghero-Fertilia allo 079935044 per chiedere delle informazioni. In particolare, all’agente (uomo) che ha risposto alla mia chiamata ho chiesto a quale autorità andrebbero denunciati eventuali casi di stalking che si dovessero verificare a bordo dell’aereo che tra qualche giorno mi dovrà portare in quella località. L’agente mi ha risposto che le denunce per fattispecie del genere vanno presentate alla Polizia di Frontiera dalle 9 alle 12 del mattino oppure, in alternativa, al Commissariato di Polizia di Alghero a qualsiasi ora.

Ciò che vorrei portare alla Vs. attenzione è soprattutto il seguente fatto. Una volta che l’agente di polizia ha saputo che sono vittima di stalking organizzato e che lo sono stato già su altri voli presi in passato, ha messo in atto un vero e proprio comportamento discriminatorio, dicendomi con tono liquidatorio “Può andare direttamente ad Alghero, guardi, non c’è problema…”, in tal modo rifiutandosi di prestare eventuale assistenza ad una vittima di Crimini Contro L’Umanità ex art. 7 dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale. Da me sollecitato, ha poi stranamente dichiarato di non sapere quali reati andrebbero denunciati ai Carabinieri, che hanno anch’essi un ufficio in aeroporto. L’atteggiamento e le risposte date erano tipiche non solo di colui il quale ha fretta di concludere quanto prima la telefonata, ma anche di colui il quale sa perfettamente di cosa si sta parlando e vuole evitare grane al proprio ufficio: non proprio il miglior modo di servire i cittadini…

Il fatto rappresenta l’ennesima conferma di ciò che sostengono tutte le vittime di reati come lo stalking organizzato ed altri connessi, ossia che questi programmi rappresentano delle vere e proprie Covert Ops che non vengono mai indagate e combattute da forze di polizia (elementi delle quali anzi vi prendono parte) e magistratura inquirente (ne so qualcosa avendo vanamente presentato nel corso degli anni corposi esposti e memorie). Tale atteggiamento, che ha ovunque – non solo in Italia – coperture politiche, rassicura chi è attivo nella (vasta) rete criminale internazionale, della quale fanno parte – ne parlo per esperienza diretta, è bene ricordarlo – anche soggetti appartenenti alle organizzazioni mafiose.”

Al Viminale sembrano però particolarmente occupati con migranti e dintorni e a distanza ormai di un mese e mezzo non hanno fornito il riscontro richiesto alla mia richiesta/segnalazione. Si dimostra, pertanto, vuota propaganda quella fatta da Salvini sui social a colpi di #primagliitaliani o #lamafiamifaschifo. Di più: chi mi segue su Twitter sa che il Ministro dell’Interno era stato da me informato sulla mia situazione ben prima del 16 luglio. Tutto lascia allora supporre che anche per il prossimo futuro alle vittime di gang-stalking verranno ancora negate assistenza e indagini e saranno invece assicurate (istituzionali) discriminazioni.

E’ bene precisare che spostandosi dai vettori aerei alla strada la situazione non cambia. Per quanto mi riguarda, infatti, sono costantemente vittima (anche nelle ore notturne) di assalti condotti da più soggetti alla guida di mezzi anche pesanti, che operano in squadre, fanno sovente uso di fari abbaglianti e antinebbia anche posteriori e hanno stili di guida aggressivi per mezzo dei quali hanno già danneggiato la mia autovettura. Segnalare tempestivamente queste ripetute violazioni del codice della strada, che mettono a repentaglio la mia sicurezza e quella degli altri guidatori sia su strade urbane che extraurbane (autostrade incluse), non è semplice dato che spesso il numero di targa del veicolo non è visibile: per causa di forza maggiore, perché le luci che dovrebbero illuminarlo sono spente oppure perché è parzialmente abraso. Anche in questo caso occorrerebbe fornire una pronta e adeguata assistenza alla vittima, invece dei vari uffici di Polizia Locale da me contattati al riguardo solo alcuni si sono degnati di rispondere e le soluzioni proposte sono decisamente poco praticabili.

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In evidenza assalto condotto per mezzo di  autovettura con retronebbia acceso (il faro più luminoso sulla sinistra) in condizioni di ottima visibilità

Queste vere e proprie pratiche criminali hanno ricadute anche sulla mia salute e benessere, come è ad esempio successo nella notte tra il 25 e il 26 luglio scorso, quando ho affrontato un lungo viaggio in auto per l’Italia e a un certo punto mi sono dovuto fermare a riposare, non perché avessi sonno, ma a causa del dolore agli occhi causato dagli assalti subiti di continuo e per centinaia di chilometri. In quell’occasione, non viaggiando da solo, sono comunque riuscito a prendere alcuni numeri di targa, che ancora una volta confermano il carattere internazionale di queste tanto pericolose quanto protette reti criminali:

  • FK933MH
  • EG095PS
  • ACDX914 (auto con targa tedesca)
  • BBIS166 (auto con targa tedesca)
  • EX409CF (Opel bianca)
  • CR431YX
  • VD148017 (auto con targa svizzera)
  • DB378MA (Volkswagen Golf)
  • EW084PN (camion DHL con abbaglianti e retronebbia accesi in condizioni di ottima visibilità)
  • CY624FC
  • SDM1088 (Volkswagen Polo con targa tedesca)
  • ZH201540 (Toyota con targa svizzera)
  • DW266XN (Fiat Punto)

Quella notte le forze dell’ordine italiane erano presenti sulla rete autostradale (ricordo perfettamente almeno due volanti della polizia ferme ad una stazione di servizio): non hanno notato nulla di strano?

Colombia, le verità nascoste

In questi giorni, a seguito dell’attentato organizzato ai danni di Nicolas Maduro in Venezuela, si è avuta palpabile dimostrazione di quanto l’opinione pubblica occidentale sia accecata dalle bugie e mistificazioni propalate dai media mainstream e in larghissima parte incapace di qualunque valutazione e discernimento critici. Al solito refrain del tipo “in Venezuela c’è la dittatura” si è così aggiunta l’insistente insinuazione dell’auto-attentato, ormai completamente smontata da fatti, rivendicazioni, ammissioni, rivelazioni, video e chi più ne ha più ne metta. Verrebbe però perlomeno da chiedere ai numerosi pseudo-scettici: ma questo non è il tanto odiato (da parte del mainstream e delle élites dominanti) complottismo, che è inaccettabile quando si parla di Twin Towers tirate giù dal Deep State americano e invece va bene e viene sposato da tutti senza battere ciglio se si deve screditare il processo bolivariano?

Il Paese confinante a ovest con il tanto detestato Venezuela e al quale dà non pochi grattacapi, la Colombia, è tenuto volutamente lontano dai riflettori dell’informazione interessata e serva degli interessi dell’Impero perché, altrimenti, finiremmo per accorgerci che in America Latina e nel mondo ci sono luoghi dove davvero la libertà è solo una bella parola, la vita umana non conta nulla e dove si compiono scelte politiche prone agli interessi dell’Occidente piuttosto che a quelli delle popolazioni locali. I movimenti popolari colombiani sono vittime di una sistematica operazione di sterminio e intimidazione che difficilmente vedrà una fine ora che alla presidenza del Paese è stato eletto quell’Ivan Duque sponsorizzato dall’ex presidente Uribe e sostenuto da tutti i potentati politici ed economici e dalle organizzazioni paramilitari che vogliono minare il processo di pace. La guerra interna, durata oltre mezzo secolo e che ha visto i governi colombiani contrastare le forze ribelli e i settori della popolazione che le appoggiavano anche con metodi terroristici suggeriti da consiglieri militari USA, è costata la vita ad oltre 220.000 persone, senza dimenticare gli oltre 92.000 desaparecidos e i quasi 8 milioni di sfollati. La genesi di questo conflitto – che non a caso ha impattato in particolar modo le comunità afro-colombiana, indigena e campesina – è da ricercarsi nella brama del capitalismo globale di accaparrarsi le terre e le abbondanti risorse (non a caso censite anche dalla CIA nel suo “The World Factbook”) del territorio colombiano; avidità che è ovviamente nutrita anche nei confronti del petrolio venezuelano, protetto però da un governo che è strenuamente osteggiato e sabotato proprio cerca di arginare pratiche predatorie che porterebbero solo ad un arricchimento di poche società transnazionali e a vantaggi per pochi Paesi, Stati Uniti in primis. E’ pertanto “naturale” che la pace in Colombia sia osteggiata dai grandi proprietari terrieri, dall’industria agroalimentare ed estrattiva, dai narcotrafficanti, dalle società transnazionali e dai gruppi paramilitari di destra al loro soldo, dai militari, dagli uomini d’affari e dai politici ad essi legati. Questi settori della società colombiana si oppongono al ritorno degli sfollati nelle loro case e a qualunque riforma agraria (in Venezuela, invece, nel 2001 Chavez ne è avviata una che ha aggredito il latifondo, non può ancora considerarsi conclusa e va avanti nonostante le non poche difficoltà).

It's Colombia, not Columbia

La vittoria di Duque alle ultime elezioni presidenziali dà forza e voce a questi nemici della pace. La situazione nel Paese era comunque drammatica già prima della sua elezione. Il movimento Marcha Patriotica ha contato ben 385 vittime di violenza politica nel periodo compreso tra l’1 gennaio 2016 e il 14 maggio 2018: a farne le spese attivisti dei movimenti popolari e di sinistra, ex ribelli che avevano consegnato le armi, ex prigionieri politici e loro famiglie, ecologisti, difensori dei diritti umani, studenti, sindacalisti. La maggioranza di questi omicidi sono commessi dai paramilitari ed altri gruppi che operano nell’illegalità, ma ai quali è comunque garantita l’impunità, essendo presenti in luoghi che sono presidiati dall’esercito colombiano. Anche quest’ultimo si è reso a sua volta autore di attacchi armati nei confronti dei movimenti popolari e al momento si trova coinvolto in indagini riguardanti 14 casi di omicidio ai danni di attivisti sociali. Dal mese di giugno, cioè da quando Duque è stato eletto, le statistiche parlano di un quadro in fase di peggioramento, con una media di oltre una vittima di violenza politica al giorno.

Fin dall’inizio di questo sanguinoso conflitto il popolo colombiano ha sofferto il dominio e le ingerenze statunitensi, miranti a raggiungere il controllo del territorio per le imprese nazionali ed estere e una forte presenza militare USA nel Paese. Già nel 1962 la Commissione Yarborough del Pentagono spingeva la Colombia a scatenare contro gli abitanti delle zone rurali il terrore militare e paramilitare. Dal 2000 gli Stati Uniti hanno poi finanziato il Plan Colombia con 11 miliardi di dollari, la stragrande maggioranza dei quali è stata destinata a programmi ed apparati di sicurezza. Assieme ad altri Paesi, la Colombia è oggi partner globale della NATO (alleanza che ha ora una presenza permanente in America Latina), invia le proprie truppe in teatri di guerra come l’Afghanistan e lo Yemen e pattuglia, assieme ai militari USA, le coste dell’Africa Occidentale e del Centroamerica. Partecipando a tali operazioni, ma anche dando ospitalità e supporto ai golpisti venezuelani, in poche parole mettendosi al servizio dell’Impero, la Colombia minaccia il suo popolo, la regione latino-americana e il mondo intero.

Storie da Fortezza Europa

“La verità autentica è sempre inverosimile. Per renderla più credibile bisogna assolutamente mescolarvi un po’ di menzogna” (Fedor Dostoevskij)

“Non dimenticate l’ospitalità. Alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo” (Lettera gli Ebrei)

E’ appena trascorsa la Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato dell’anno di grazia 2018, ma, etichette e buoni propositi a parte, essere stranieri in terra altrui rimane impresa non facile, soprattutto se le istituzioni statali continuano a difendere “senza se e senza ma” i diritti reali come la proprietà privata, calpestando invece con protervia i diritti umani.

Ne parlo dal basso della mia esperienza, nel senso che la stessa, giovedì scorso, ha toccato un fondo che deve far davvero riflettere. Ero già da due notti in albergo, l’S16 di Monaco di Baviera, dato che mesi di ricerca di un’abitazione avevano prodotto il nulla (ti ricordo che, se lo vuoi, puoi eseguire una piccola donazione cliccando qui). E non poteva essere diversamente, visto che i siti web e le pagine Facebook sulle quali navigo sono sempre la versione “The Truman Show” di quella ufficiale, sapientemente tagliate su misura per me da quelli che l’internet l’hanno creato e possono distruggerlo quando vogliono (quella dei mirror sites è una problematica comune a molti Targeted Individuals). Dopo aver messo in atto già il giorno prima una pratica commerciale scorretta con fini facilmente intuibili, il gestore dell’albergo (questo almeno sembra sia la sua posizione, sebbene dalle foto del sito della struttura che qui pubblico non si riescano a evincere – a differenza del 99% dei siti tedeschi di attività commerciali – informazioni al riguardo) è entrato di forza nella mia stanza, mettendomi le mani addosso, strattonandomi e colpendomi ripetutamente, puntandomi lo smartphone in faccia. Ha quindi chiamato la polizia e ha continuato a minacciarmi con atteggiamenti da bullo, ripetendo più volte “Ora ti faccio vedere come si usa fare qui in Germania!“. In un momento in cui ero fuori dalla stanza, ne ha inoltre chiuso la porta impedendomi di prendere i miei effetti personali.

Hotel S16

L’arrivo e il successivo operato dei poliziotti (per parità di genere, un uomo e una donna…) è stato di esclusivo aiuto al picchiatore, visto che non hanno voluto sentire le mie ragioni e versione di quanto appena accaduto e mi hanno ordinato di liberare la stanza, in questo assecondando il volere del gestore. Toni verbali aggressivi con l’intento di zittire un cittadino dell’Unione Europea e minacce di incriminazione (per cosa?) non hanno fatto altro che confermare quanto mi era già noto: la polizia tedesca non ha alcun rispetto dell’essere umano in quanto tale e dei suoi diritti più elementari! Quella di Monaco di Baviera, in particolare, ha preso parte ad operazioni di stalking organizzato ai miei danni, ha ignorato le mie notifiche relative a violazioni dei diritti umani di civili innocenti e disarmati e ad attacchi condotti con armi elettromagnetiche e neurologiche e non ha riposto ai miei reclami per mancata assistenza in casi di emergenza. Avranno trovato ispirazione (o specifiche direttive?) nella peggiore politica, come verrebbe da pensare guardando all’operato del Ministro degli Interni Thomas de Maizière in fatto di “terrorismo elettromagnetico”.

Dato che la forza pubblica tedesca stava facendo male il suo mestiere, anzi non lo stava facendo affatto visto che stava svolgendo funzioni giudicanti, e si era ricreata una situazione di assoluta e ingiustificata coercizione nei miei confronti, ho chiamato il consolato italiano. Il funzionario che ha risposto al telefono, che conosceva già la mia situazione, anziché assumere un atteggiamento di ferma protesta nei confronti della polizia e prendere le mie difese, con atteggiamento notarile si è limitato a fare da interprete, cosa della quale non avevo nessun bisogno. “Si metta un avvocato!”, mi sono sentito dire dall’emissario della Farnesina. “Se vuole una difesa, se la paghi di tasca sua!”, traduco ora io… La naturale conseguenza di tali comportamenti pilateschi è che i cittadini pagano due volte! Inoltre, beneficiare di generosi stipendi, indennità e privilegi solo per rinnovare qualche documento di identità e senza prendersi le dovute responsabilità rappresenta uno schiaffo a tanti connazionali che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, lavorando magari in condizioni di estrema precarietà. Ma di tanta autoreferenzialità sembrano vivere i consolati e le ambasciate italiane all’estero…

L’infausta serata si è conclusa con l’estorsione ai miei danni di 40 euro (condita ovviamente da benedizione e minaccia poliziesca) e con la cacciata dall’albergo sebbene avessi diritto a trascorrevi un’altra notte (già pagata al momento della prenotazione). Il gestore si è quindi abbandonato a provocazioni di vario genere e ha dimostrato di conoscere diversi dettagli della mia vita che non ero stato di certo io a riferirgli. Il tutto fa pensare ad un’operazione premeditata e organizzata per creare ulteriori problemi ad una persona con passaporto straniero che è già nel mirino, non china la testa davanti a nessuno, risponde a tono ai mafiosi e alle loro quotidiane prevaricazioni, svolge attivismo a più livelli e, ormai da quasi una settimana, è senza casa.

2017: Odissea tra le élite

Ci siamo lasciati alle spalle un anno che difficilmente riuscirà a farsi rimpiangere, per ciò che è accaduto nel mondo e per quella che è stata la semina dell’Impero, indubbiamente foriera di frutti che continueranno ad avvelenare l’umanità aumentandone il tasso di barbarie; conseguenza, quest’ultima, di politiche disumane, escludenti, vessatorie.

I cosiddetti “attacchi terroristici” che hanno scosso diverse città dell’Impero come Parigi, Barcellona o Las Vegas (evento, quest’ultimo, annunciato addirittura su internet) altro non sono stati che operazioni false-flag organizzate dai servizi segreti occidentali, ormai in completo delirio di onnipotenza, nell’ambito di quella strategia della tensione internazionale perpetrata per mezzo di un aggiornato “terrorismo di Stato”, che, furbescamente, cerca di passare per estremismo religioso. L’altra faccia della medesima medaglia sono i Targeted Individuals. Nel caso degli attacchi terroristici le vite dei civili vengono spezzate e spazzate via a decine, quando non centinaia o migliaia, in maniera plateale, affinché tutti possano vedere e tremare; nel caso dei TIs, il genocidio perpetrato dalle élite dell’intelligence è silente, ma avviene lo stesso, checché ne dicano debunkers e negazionisti.

L’Imperatore Donald Trump si è confermato debole coi forti e non ha manifestato alcuna intenzione di mettersi contro chi lo potrebbe accoppare, pertanto continua ad ignorare istanze provenienti dalla società, come il Memorandum consegnatogli al momento del suo insediamento alla Casa Bianca da attivisti, scienziati, whistleblowers e TIs, contenente la richiesta di cessare tutte le attività di sorveglianza e tortura h24 condotte su civili innocenti, negli USA come nel resto del mondo. Già soltanto questa mancanza di ascolto dovrebbe far capire come lo slogan “America First” rappresenti un guscio vuoto, uno specchietto per le allodole, se non addirittura per gli allocchi!

Ma un Imperatore deve pensare e sognare in grande e non può mica perder tempo appresso a certe minuzie! Così, quasi mezzo secolo dopo il controverso allunaggio del 1969, Trump ha incaricato la NASA di ripetere (o tentare per la prima volta?) l’operazione, al fine di metter su una base nell’ambito del progetto Deep Space Gateway, in vista di una missione alla volta di Marte!

Odissea nello spazio + grattacieli

Per Trump e gli USA il 2017 è stato un anno di ritiri, anche dai bei propositi espressi in campagna elettorale. A giugno, ad esempio, si sono ritirati dall’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. A detta di molti “la migliore chance che abbiamo per salvare il pianeta”; e ciò la dice lunga sul prestigio e il consenso che ruotano attorno alla loro leadership. Sono poi seguiti il ritiro dai negoziati in sede ONU per un accordo globale sulle migrazioni e una riforma fiscale che, scrive ilfattoquotidiano.it, “premia ricchi e corporation senza portare vantaggi al ceto medio che il tycoon aveva promesso di aiutare contro gli interessi delle élite e di Wall Street”.

In un impeto di qualunquismo, qualcuno potrebbe dire: “Freghiamocene! Pensiamo alla salute!”. Come no! Ad agosto AquaBounty Technology, società USA nel campo delle biotecnologie, ha annunciato di aver venduto 5 tonnellate di salmone geneticamente modificato a ignoti clienti canadesi. Per il momento, quello che è il primo animale GM approvato per il consumo umano può essere venduto e consumato solo negli Stati Uniti e in Canada. Ad ogni modo, stiamo sacrificando la nostra salute sull’altare del profitto, considerati i già noti effetti negativi degli OGM sull’uomo. A dicembre, invece, la FDA ha approvato una terapia genica, denominata Luxturna, per la cura di una rara forma ereditaria di perdita della vista che può sfociare in cecità. Una copia del gene mutato porta le cellule della retina a produrre una proteina che converte la luce in un segnale elettrico atto a ripristinare la perdita visiva. Il costo di tale terapia dovrebbe aggirarsi attorno ad 1 milione di dollari. “Elite first“, direbbe – in cuor suo – Donald Trump…

Chi pratica davvero Pace e Solidarietà?

Anche in periodi di uragani e disastri annessi le organizzazioni che sono arnesi dell’Impero non si smentiscono mai. Il Fondo Monetario Internazionale, ad esempio, si è rifiutato di ridiscutere, a seguito dell’uragano Irma e per mezzo di una moratoria, il debito di Antigua e Barbuda, che ammonta a circa 3 milioni di dollari USA. Nessuna pietà per un’isola come Barbuda, che ha avuto quasi tutte le sue case ed infrastrutture distrutte dalla forza della “natura” (il virgolettato non è casuale). Il FMI vorrebbe anzi accrescere il debito del Paese caraibico, prendendo a prestito nuovi fondi dagli Stati Uniti (guarda un po’ nei confronti di chi devono essere costantemente obbligate e succubi le nazioni del mondo…) e prestandoli alla piccola Antigua e Barbuda. Christopher Lane, rappresentante speciale del Fondo presso le Nazioni Unite, ha dichiarato che loro operano come una banca. Ora è tutto più chiaro, si dirà…

Agli antipodi di questo approccio vi è l’operato di Cuba e Venezuela. La prima ha inviato una brigata di medici a Barbuda e se la sarebbe anche potuta risparmiare, visto che Trump ha appena esteso di un ulteriore anno l’embargo USA che la affligge da appena 55, ma non lo ha fatto. Possiamo pertanto asserire che non siamo in presenza di una nazione preda di sentimenti egoistici e razzisti come l’Italia dell’ultimo periodo e non solo… Oltre che ad Antigua e Barbuda, Cuba ha inviato brigate di medici anche su altre isole caraibiche che sono state o saranno colpite da Irma (Saint Kitts e Nevis, Santa Lucia, Bahamas, Dominica, Haiti), per un totale di oltre 750 unità addestrate a operare in condizioni precarie come possono essere quelle dovute al passaggio di uno degli uragani più devastanti di sempre. La valutazione del danno e la calibrazione degli aiuti da fornire è resa possibile dai canali comunicativi e dalla collaborazione tra le brigate, il MINSAP (ossia il Ministero della Salute Pubblica di Cuba) e le ambasciate cubane interessate.

Un mundo mejor es posible

Gli uragani come Irma sono prove tangibili del cambiamento climatico, in atto a livello globale e indotto dal modello di sviluppo capitalistico. Come Cuba, anche il Venezuela bolivariano gioca un ruolo di primo piano nel supportare i Paesi in difficoltà a causa degli effetti del climate change. Dopo aver inviato agli Stati Uniti colpiti da Harvey 5 milioni di dollari in aiuti (bellamente ignorati dai media USA), il governo Maduro ha inviato – ed è stato il primo a farlo – 34 soccorritori ad Antigua e Barbuda. Si tratta di aiuti considerevoli se si considera l’accerchiamento interno ed internazionale di cui è vittima il Venezuela, che ha visto comunque scemare il livello degli scontri per le strade grazie al successo della tornata elettorale che ha eletto l’Assemblea Nazionale Costituente.

Il governo bolivariano ha tracciato la strada della paz economica con una serie di misure che Maduro sta presentando in queste ore in Kazakistan, dove partecipa in qualità di Presidente del Movimento dei Paesi Non Allineati al primo (ed oscuratissimo, almeno dai media italiani) vertice su scienza e tecnologia dell’Organizzazione della cooperazione islamica. Ad Astana il presidente venezuelano ha dichiarato che “è tempo di imporre il dialogo, di lottare per un mondo senza terrorismo” e ha ratificato il compromesso dei Non Allineati per la pace e la giustizia, con particolare riferimento all’occupazione da parte di Israele dei territori palestinesi. Gli ultimi provvedimenti del governo Maduro hanno come fine anche quello di mitigare gli effetti del blocco (sì, un altro… e col FMI alla finestra…) economico e finanziario imposto al Venezuela dall’Imperatore Donald Trump, che – sulla scena internazionale – sembra conoscere solo il linguaggio degli embarghi, delle sanzioni unilaterali e delle minacce di rappresaglie militari.

USA, strumenti di dominio imperiale e rivisitazioni linguistiche indotte

La verità è bene non nascondersela mai. E’ quindi triste ma altresì necessario dirsi che la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne che abitano questo mondo non hanno contezza – poiché non informati o disinformati – dei rischi per nulla teorici a cui le loro vite sono esposte a causa del giogo imperiale USA. Perché non è un’esagerazione asserire che quando l’Imperatore prende una decisione, le conseguenze di questa si ripercuotono sull’umanità intera.

Nel proseguire, quindi, il bilancio sull’operato di Obama iniziato con il post precedente, cercherò di portare degli esempi concreti di messa in atto del giogo imperiale statunitense sulla popolazione mondiale.

Giusto per capire con chi è che abbiamo a che fare, è bene sottolineare ancora una volta che la violazione dei diritti umani è stata una costante dell’amministrazione Obama e non soltanto per le guerre proseguite o intraprese in giro per il mondo dall’indegno Premio Nobel per la Pace. Troppo poco si parla, ad esempio, delle armi di ultimissima generazione, che non mi risulta l’Imperatore abbia contrastato o dismesso e che possono – quando non utilizzate per uccidere – compromettere la restante vita di singoli soggetti, non a caso denominati targeted individuals (TIs). Già nel 2007 la giornalista del Washington Post Sharon Weinberger aveva reso noto, a seguito di una sua richiesta a norma del Freedom of Information Act (FOIA) all’amministrazione USA, che l’Air Force Research Laboratory aveva brevettato un’arma definita di tipo “psicologico”, atta ad inviare suoni e voci nella testa del soggetto-obbiettivo. Dal punto di vista tecnologico, nove anni sono un’eternità. I “progressi” e i perfezionamenti del dispositivo saranno pertanto stati inevitabili. Chiunque capisce che armi del genere costringono l’umanità a rivedere e riformulare il concetto di tortura, che potrà, a questo punto, essere perpetrata ovunque, eliminando il requisito – finora necessario ai fini della sua realizzazione – della detenzione. La segretezza che avvolge queste ricerche è massima; l’opinione pubblica non deve essere informata. A cosa sta veramente lavorando, ad esempio, l’agenzia del Dipartimento della Difesa USA denominata DARPA? Probabilmente a nulla di rassicurante. Ad essa, infatti, deve essere ascritta la messa a punto della smart dust, micro-computers dal volume inferiore al millimetro cubico, perfettamente autonomi, dotati di batteria e processore e in grado di spiare l’ambiente circostante, forti della loro invisibilità e inafferrabilità.

Darpa - Brain Computer Interface

E’ inoltre bene non dimenticare che Obama è colui il quale ha dato il via (ufficialmente nel 2013) al progetto BRAIN (Brain Research Through Advancing Innovative Neurotechnologies). Gli intenti sono chiari e ben diversi da quelli dichiarati; in particolare sono non-pacifici, nel vero senso della locuzione, visto che Pentagono e DARPA sono della partita. Il coinvolgimento dei militari nel progetto in questione si spiega solo ed esclusivamente con l’irrefrenabile volontà di dominio da parte dell’amministrazione USA sui nostri cervelli e quindi sulle nostre vite. Gli ingredienti per un futuro fatto di repressione, annichilimento, omologazione e controllo ci sono tutti e lo chef è sempre lui: Barack Obama.

Nei suoi otto anni di dominio incontrastato, l’Imperatore ha inoltre continuato a redigere e a tenere aggiornata, come ogni suo predecessore, la sua kill list, un elenco di condannati a morte di respiro internazionale – tanto per far capire chi è che comanda sul pianeta! Ovviamente anche questa, come altre notizie, è debitamente occultata e non messa in risalto dai media mainstream, che altrimenti finirebbero col far bene il loro mestiere, informando un’opinione pubblica prevalentemente assopita e che così realizzerebbe che in giro per il mondo ci sono satrapi e dittatori che non si concedono siffatti efferati lussi.

Armi di ultimissima generazione, progetto BRAIN, kill list: come si vede, l’amministrazione Obama non ha solo puntato sulla guerra come classico strumento di prevaricazione in ambito internazionale, ma ne ha edificato un nuovo tipo, da dichiarare contro i singoli individui, i civili in particolare, non importa quale suolo essi calchino. La prospettiva è talmente temibile e la sproporzione di forze è tale che occorre seriamente ragionare sull’uso che facciamo delle parole. Si tratta veramente di guerra? O è qualcosa di nuovo e inedito (comunque barbarico e violento)? La versione online del dizionario Hoepli della lingua italiana definisce così la guerra: “conflitto armato tra Stati o popoli […] combattuto sul territorio di uno o più contendenti“. Come si vede, la definizione non è calzante poiché: 1) nel caso in esame vi è un solo Stato; 2) non contempla la possibilità che uno dei due contendenti sia un individuo. Decisamente più calzante, invece, la definizione di terrorismo, la quale fa riferimento ad “atti di violenza destinati […] a creare tensione e insicurezza tra la popolazione“; e quella non comune parla di “sistema di governo fondato su mezzi repressivi e violenti contro gli avversari politici“.

Non è quindi insensato sostenere che questa guerra, rivisitata nei metodi e mezzi usati e caratterizzata da gerarchie soverchianti, è una nuova forma di terrorismo di Stato che riflette una strategia della tensione internazionale che purtroppo è già manifesta tra noi, anche per mezzo di bombe e attentati – terroristici, appunto. Il prezzo da pagare non è o non sarà solo il sangue versato o da versare, ma anche buona parte delle libertà e dei diritti civili dei quali godiamo, ma ai quali abbiamo dimostrato di non tenere. Sarebbero stati necessari un maggiore attivismo sociale e un atteggiamento più guardingo nei confronti dei governanti e del potere, invece è da oltre trent’anni che ci limitiamo a delegare (leggi: votare) dei signori che all’inizio non facevano tout-court i nostri interessi ed ora cercano deliberatamente di affossarci, sia quando non ci vogliamo conformare ai loro desiderata, sia quando siamo semplicemente d’intralcio ai loro mortiferi progetti.